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Lampedusa, il medico Pietro Bartolo: “Stop a terrorismo mediatico e morti di migranti in mare”

Stop al terrorismo mediatico e alle morti di migranti in mare. Si’ all’aumento dei corridoi umanitari che favoriscono una buona accoglienza, che deve essere una volta e per tutte sempre piu’ strutturata e non piu’ in emergenza. E’ questo il messaggio forte di Pietro Bartolo, medico dell’Asp di Lampedusa che si unisce a quello del Centro Astalli […]

Pubblicato 8 anni fa

Stop al terrorismo mediatico e alle morti di migranti in mare. Si’ all’aumento dei corridoi umanitari che favoriscono una buona accoglienza, che deve essere una volta e per tutte sempre piu’ strutturata e non piu’ in emergenza. E’ questo il messaggio forte di Pietro Bartolo, medico dell’Asp di Lampedusa che si unisce a quello del Centro Astalli e dei gesuiti di Palermo che questa mattina, all’istituto Gonzaga, hanno partecipato al 35° convegno internazionale “I Gesuiti e la storia”. Per l’occasione parecchi studenti dei collegi dei gesuiti di tutto il mondo oggi e domani si confronteranno insieme a diversi esperti proprio sul tema dell’Immigrazione. A raccontare la sua storia e’ stato anche il giovane africano Ismael, della Costa d’Avorio, che oggi e’ stato accolto dal Centro Astalli. “Ho avuto paura tante volte per la mia vita e pensavo di avere perso la speranza – racconta -. Ho lasciato il mio Paese per andare in Libia anche se sapevo che era molto pericoloso. In Niger ricordo di avere incontrato gente cattiva che ci ha lasciato nel deserto per due settimane. Poi fortunatamente e’ arrivata una macchina che ha caricato 32 persone per un viaggio lungo e molto sofferto , nel corso del quale sono stato molto male. In Libia c’e’ moltissima violenza e ho lavorato in un’officina gratuitamente per essere protetto da chi mi voleva male. Per un problema di salute sono finito in ospedale, dove non mi potevano curare, e cosi’ ho deciso di attraversare il mare. Prima di partire sono morte tante persone. Io sono stato molto fortunato e, una volta arrivato a Palermo, mi sono sentito in paradiso dopo tutto quello che ho vissuto. Il Centro Astalli e’ una bella comunita’ dove ho dimenticato tutti i miei problemi. Mi piace vedere che, quando penso al mio futuro, loro sono contenti perche’ pensano bene per me. Presto forse avro’ anche un lavoro ma devo pensare a risolvere il problema del permesso di soggiorno. Valeria, la volontaria che mi segue, per me e’ la mia seconda mamma. Oggi riesco a pensare alla mia felicita’ in Italia e questo mi conforta tanto.

Vorrei ricordare a tutti che noi lasciamo il nostro paese solo per bisogno e questo chi ci aiuta lo capisce subito ma occorre che anche tanti altri lo capiscano. Non rubiamo niente a nessuno perche’ vogliamo soltanto un poco di pace e di serenita’ come l’avete voi”. “Mi sento un privilegiato perche’ ho avuto la fortuna di incontrare queste persone straordinarie – ha affermato Pietro Bartolo, da sempre in prima linea nelle cure ai migranti -, che mi hanno insegnato davvero tantissimo. Smettiamola con il terrorismo mediatico di chi scrive bugie solo per alimentare insicurezze, spaventando la gente e creando solo il disagio sociale. La gente e’ informata in modo cattivo per cui occorre che si dia una corretta informazione all’insegna della verita’, senza costruire pseudo invasioni e allontanando muri mentali, diffidenza e paure da chi vuole essere solo accolto”.

“La politica deve riflettere sul modo in cui deve fermare le morti in mare – continua -. Mettere un tappo in Libia per fermare gli sbarchi non serve perche’ queste persone ben sappiamo che stanno vivendo in dei veri e propri campi di concentramento. Dobbiamo farli arrivare in sicurezza con i corridoi umanitari, collaborando tutti insieme. L’accoglienza deve essere strutturata con lungimiranza e non organizzata solo ed esclusivamente in maniera emergenziale. Gli immigrati sono una grossa opportunita’ di crescita cultura, umana e sociale che ci viene data. Quando la mente e il cuore si aprono, vengono fuori i valori piu’ profondi che stanno alla base della nostra vita e che danno un senso a tutte le nostre azioni. Per capire questo occorre soltanto sforzarsi di cambiare la prospettiva, guardando questi giovani che arrivano come persone, non numeri. E come costruttori del nostro futuro”.

“Da sempre noi associazioni di volontariato abbiamo cercato in tutti i modi di promuovere quell’informazione finalizzata a fare crescere la consapevolezza sul fenomeno migratorio piu’ corretto possibile – sottolinea Simona La Placa, vice presidente del Centro Astalli di Palermo – per evitare tutti i falsi allarmismi. Oggi purtroppo il problema non e’ che arriva meno gente ma che purtroppo meno gente riesce a partire, perche’ viene bloccata forzatamente in una condizione di disumana detenzione. I ponti umanitari li abbiamo sempre chiesti, anche se sappiamo che non sono facilmente realizzabili. Pero’ dovremmo cominciare realmente ad avere delle politiche migratorie sane per l’accoglienza vera, che favoriscano una immigrazione regolare in cui trovare soluzioni italiane ed europee strutturate. Restare in Libia e’ morte certa, ma rischiare il mare e’ morte probabile.

Dovremmo semplicemente organizzare meglio il sistema di accoglienza, che non vuol dire attirare piu’ persone ma significa garantire una dignitosa accoglienza nel nostro Paese, favorendo i canali di ingresso sicuri e legali che eviterebbero loro di rischiare la vita”.

“La Sicilia e’ luogo di sbarchi, di scontri e incontri con questa nuova emergenza e l’identita’ della Palermo del futuro puo’ essere proprio nell’inclusione e nell’accoglienza – sottolinea il direttore generale dell’Istituto Gonzaga, padre Vitangelo Denora -. Proprio per questo motivo il convegno rilancia questo tema a Palermo, mettendo insieme le istituzioni della Compagnia di Gesu’ (l’Istituto Gonzaga, il Centro Astalli, l’Istituto Arrupe) nell’impegno di promozione di una cultura dell’accoglienza e dell’inclusione, sfida comune delle istituzioni pubbliche e di quelle religiose, della politica e della societa’, e di tutte le persone di buona volonta’. Gonzaga, Astalli e Arrupe, del resto, hanno gia’ bandito delle borse di studio per la frequenza del liceo internazionale dell’International School Palermo-Gonzaga, mirate all’inclusione sociale e culturale di giovani stranieri meritevoli in un contesto di cittadinanza globale e multiculturale”.

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