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Sicilia, “Dipendenti regionali ricchi in una terra di poveri”

La Sicilia vive di paradossi: un’amministrazione ricca in una terra povera”. Lo denuncia, in una nota, il senatore siciliano del gruppo Ala, Giuseppe Ruvolo. “Secondo dati Istat – dice il parlamentare – a giugno 2016 c’erano 62.186 precari e 386 mila disoccupati. I dipendenti regionali pero’ sembrano vivere da un’altra parte, con uno stipendio che […]

Pubblicato 10 anni fa

La Sicilia vive di paradossi: un’amministrazione ricca in una terra povera”. Lo denuncia, in una nota, il senatore siciliano del gruppo Ala, Giuseppe Ruvolo. “Secondo dati Istat – dice il parlamentare – a giugno 2016 c’erano 62.186 precari e 386 mila disoccupati. I dipendenti regionali pero’ sembrano vivere da un’altra parte, con uno stipendio che supera di 6 mila euro l’anno quello dei ministeriali. Un esercito di 16.341 persone, di cui 14.139 a tempo indeterminato, esclusi i dirigenti, e premi a pioggia senza alcun criterio che vanno dai 9.000 ai 15.000 euro. Un ‘lusso’ che costa 48 milioni di euro, a tanto ammonta infatti il Famp, il fondo per pagare gli straordinari”. “Ma per espletare i bandi di gara per i fondi europei, di cui le imprese regionali necessiterebbero con urgenza, in Regione servono professionalita’ esterne. Non basta insomma una forza lavoro gia’ elevata e lautamente retribuita” aggiunge. “Come se non bastasse poi – prosegue Ruvolo – in Sicilia c’e’ un utilizzo della legge 104 tre volte piu’ alto della media di tutte le Regioni. Insomma, una situazione gia’ di per se’ penosa, con due pesi e due misure tra chi vive nell’Amministrazione e gode di agi e chi invece si deve rimboccare le maniche e far fronte alla crisi economica. Una crisi che nel Mezzogiorno ha visto lievitare la poverta’, tanto che il 66,6% di chi chiede aiuto nei centri Caritas e’ italiano e non immigrato e che continua a svuotare i territori con un’altissima percentuale di siciliani che risultano iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero. Questi sono dati ufficiali, che si trovano spesso anche sui giornali, e’ possibile che nessuno si indigni?”.

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