Agrigento, ritornano “Le Vie dei Tesori”: “protagoniste” chiese, monumenti e biblioteche
Trecento luoghi aperti in tutta la Sicilia. Ritornano “Le Vie dei Tesori” ad Agrigento, Caltanissetta, Messina, Siracusa. Debuttano quest’anno Trapani, Ragusa, Modica e Scicli. Oltre 1500 volontari e studenti per le visite che trasformano la Sicilia in un enorme museo diffuso. Si tratta di un grande festival dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e […]
Trecento luoghi aperti in tutta la Sicilia. Ritornano “Le Vie dei Tesori” ad Agrigento, Caltanissetta, Messina, Siracusa.
Debuttano quest’anno Trapani, Ragusa, Modica e Scicli. Oltre 1500 volontari e studenti per le visite che trasformano la Sicilia in un enorme museo diffuso.
Si tratta di un grande festival dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città. Giunto alla dodicesima edizione, il festival è nato e si è sviluppato nella città di Palermo e quest’anno si svolgerà in tutta la Sicilia e in alcune città fuori dall’Isola, aprendo al pubblico con visita guidata oltre 400 luoghi di interesse artistico, storico e monumentale in gran parte di solito chiusi e proponendo più di 200 passeggiate d’autore.
Ad Agrigento nel di tre fine settimana, tra 14 e 16 settembre, poi da 21 a 23, e da 28 a 30, sarà possibile visitare 17 luoghi della città, tra chiese monumentali, ipogei, siti archeologici e biblioteche storiche, al costo di 1 euro.
“Quest’anno verranno aperti 17 luoghi. Sono luoghi spesso non fruibili, chiusi o comunque poco conosciuti. Il nostro obiettivo è far riappropriare gli agrigentini dei beni della memoria, far innamorare ciascun cittadino della propria città. Quest’anno ci estendiamo a tutta la Sicilia, stiamo creando una rete per partire e costruire qualcosa che possa valere sia da un punto di vista sociale, culturale ed economico”.
E’ con queste parole che Marcello Barbaro, vicepresidente dell’associazione “Vie dei tesori” ha presentato l’edizione di quest’anno.
Per conoscere Agrigento bisogna partire dalle viscere, da quegli ipogei che raccontano più di un libro di storia: e quando si ritorna alla luce, ci si deve perdere tra le chiese monumentali e quelle più recondite, per poi incamminarsi verso la Valle, imponente, magnifica, per rivedere i templi che sono lì a guardia da centinaia di anni.
“La più bella città dei mortali”, a sentire Pindaro, con un’agorà da 50mila mq seconda solo a quella di Atene. L’antica Akragas deve necessariamente fare i conti con il tempo. E la storia, visto che non può e non deve dimenticare gli “stupri” che ha subito a colpi di colate di cemento.
Partire dalle viscere, dunque, dall’Ipogeo dell’Acqua amara, vivo sotto il Teatro Pirandello. E proprio seguendo le tracce del drammaturgo, ecco che si scopre un crocifisso ligneo detto del “Signore della Nave” da cui prese il nome la celebre sagra del dramma omonimo; mentre la novella “La madonnina” è ambientata nella chiesetta di san Pietro, tornata alla vita dopo 50 anni di abbandono.
Agrigento sta nella memoria del Rabato, il quartiere arabo – qui è la chiesa di Santa Caterina -, mentre per ritrovare la cinta medievale bisogna raggiungere Santa Maria dei Greci dove sarà eccezionalmente visitabile il crepidoma (la piattaforma a gradini) appena scoperta, con la cripta e il colatoio.
Si potranno cercare le tracce delle monache cistercensi alla Badia Grande o ricordare la storia del Palazzo della Provincia. Agrigento barocca è di una bellezza senza fine: a partire dalla nascosta Biblioteca Lucchesiana che accoglie i suoi 60mila preziosi volumi (manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati) tra le volute del Marvuglia. Poi la “concattedrale” di San Domenico o San Lorenzo, che è un tripudio di stucchi: guardate a vista da San Gerlando, fragile gigante e tesoro ferito.
Non può mancare la Valle dei Templi: ma con un occhio particolare, visto che sarà possibile visitare per la prima volta in assoluto le terme romane, scoperte nel quartiere ellenistico; senza dimenticare gli scavi al Teatro Ellenistico, aperto sul mare, che di giorno in giorno riserva nuove sorprese e non solo per gli archeologi che hanno portato alla luce i primi gradoni.
Dunque, tanti i patrimoni da scoprire.




