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Rapinava uffici postali nell’agrigentino: confiscati 600 mila euro a Isaia

La polizia ha confiscato beni per un valore complessivo di 600.000 euro riconducbili a Giuseppe Isaia, di 56 anni, accusato di rapine in uffici postali di Palermo e Agrigento (realizzate attraverso il “modus operandi” del buco alle pareti), furti aggravati, estorsione ed associazione per delinquere. Il provvedimento e’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale […]

Pubblicato 6 anni fa

La polizia ha confiscato beni per un valore complessivo di 600.000 euro riconducbili a Giuseppe Isaia, di 56 anni, accusato di rapine in uffici postali di Palermo e Agrigento (realizzate attraverso il “modus operandi” del buco alle pareti), furti aggravati, estorsione ed associazione per delinquere. Il provvedimento e’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo.

L’odierna confisca, che costituisce il naturale epilogo del sequestro già eseguito nel 2018, su proposta del Questore di Palermo, riguarda nello specifico i seguenti beni: 3 immobili, tutti localizzati nella provincia di Palermo, tra Altavilla Milicia e Trabia, un’autovettura, nonché rapporti finanziari riconducibili al predetto per un valore complessivo stimato, come detto, in oltre 600.000,00 euro. 

Giuseppe Iasa, pregiudicato palermitano con alle spalle una trentennale attività criminale caratterizzata, in particolare, da rapine, furti aggravati, estorsioni, associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di rapine ai danni di uffici postali, sia di Palermo sia del territorio di Agrigento, realizzate attraverso il “modus operandi” del buco alle pareti e gravato da diverse sentenze di condanna definitive per i numerosi gravi reati contro il patrimonio commessi.

Gli accertamenti patrimoniali effettuati dagli agenti dell’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine della Questura di Palermo nei confronti del malvivente e del suo nucleo familiare hanno evidenziato l’assoluta incompatibilità tra le risorse reddituali lecite dichiarate, addirittura incapaci a garantire anche il solo sostentamento familiare, ed il patrimonio acquisito nella sua disponibilità, oggi colpito dal provvedimento ablatorio in quanto, evidentemente, frutto dei proventi illeciti accumulati nel corso dell’annosa attività delittuosa posta in essere nel corso degli anni.

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