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Inchiesta Cuffaro, la presidente della Dc Abbadessa: “Rivendico diritto all’ingenuità”

"Ingenua? Forse. In ogni caso, rivendico il diritto all'ingenuità buona"

Pubblicato 11 mesi fa

“Ho scelto di fare parte della Democrazia cristiana perché provengo da una tradizione familiare democristiana. Mi è stato chiesto, e io stessa a dire il vero mi sono domandata: ma proprio nel partito di Totò Cuffaro? Non lo conoscevo personalmente ma, come tutti, conoscevo le gravi vicende che lo hanno riguardato. Ho creduto che i trascorsi di un politico come lui, che ha patito la sofferenza del carcere e ha conosciuto l’errore e la caduta, costituissero la migliore garanzia per non tornare a sbagliare”. Lo scrive in un intervento su Repubblica-Palermo l’avvocata Laura Abbadessa, presidente della Dc e moglie del magistrato Massimo Russo, ex assessore regionale alla Sanità nell’allora governo di Raffaele Lombardo.

“Ingenua? Forse. In ogni caso, rivendico il diritto all’ingenuità buona – aggiunge -. Rigetto con fermezza ogni utilizzo malizioso o strumentale della mia elezione a presidente della Dc, ricondotto interessatamente, nelle conversazioni intercettate, a mere e risibili congetture: la mia storia personale e familiare è distinta e non è disponibile per alcuna operazione di scudo o di convenienza. A Totò Cuffaro, al quale spetterà difendersi nelle sedi opportune, auguro di poter chiarire la propria posizione. Così come agli altri. L’attuale Democrazia cristiana non si incarna in singole persone, ma è una comunità di giovani, di donne e di uomini perbene. Per quello che mi riguarda intendo continuare a impegnarmi per contribuire ad attuare quel cambiamento sistemico della prassi e della classe politica”.

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