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La mafia dei pascoli nella valle del Belice, chieste 5 condanne 

L'inchiesta ipotizza un giro di estorsioni mafiose nella valle del Belice culminato la scorsa estate con il blitz della Squadra mobile di Agrigento

Pubblicato 2 ore fa

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto la condanna di tutti gli imputati coinvolti nell’inchiesta su un giro di estorsioni mafiose nella valle del Belice culminato la scorsa estate con il blitz della Squadra mobile di Agrigento. 

Il pm Claudio Camilleri ha proposto 7 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti di Pietro Campo, il boss nel cuore dell’ex superlatitante Matteo Messina Denaro che già sta scontando una condanna a 14 anni; 6 anni e 4 mesi è la pena invocata per il figlio Giovanni Campo, coinvolto dieci anni fa insieme al padre nell’operazione Icaro ma poi assolto; 9 anni di reclusione è la richiesta di condanna per Pietro Guzzardo, 46 anni di Santa Margherita Belice e 6 anni e 4 mesi, invece, è la proposta per Domenico Bavetta, 43 anni di Montevago. Entrambi erano stati coinvolti in passato nell’operazione Icaro. Infine, 7 anni e 8 mesi di reclusione è la richiesta di condanna avanzata nei confronti di Pasquale Ciaccio, 58 anni, pastore di Santa Margherita Belice, già condannato a 12 anni e 8 mesi nell’inchiesta “Scacco Matto”. Le indagini ipotizzano il pervasivo controllo e la gestione illecita delle attivita’ agro-pastorali sul territorio girgentano di Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina. 

Il processo è in corso davanti il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Palermo, Carmen Salustro. Si torna in aula il 18 febbraio per l’inizio delle arringhe difensive. Un’altra data sarà quella del 25 febbraio quando, verosimilmente, termineranno le conclusioni degli avvocati e si arriverà a sentenza.

Gli imputati, secondo l’attività investigativa, avvalendosi della indiscussa forza intimidatoria derivante dall’essere riconosciuti quali esponenti di vertice del mandamento mafioso di Santa Margherita di Belice, avrebbero attuato un incisivo controllo sull’economica agro-pastorale dell’area nonché sul connesso utilizzo dei fondi agricoli dell’entroterra belicino. In particolare, sono stati registrati diversi episodi in cui gli indagati, avvalendosi del metodo mafioso, avrebbero costretto i proprietari ed i gestori dei terreni agricoli a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti.

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