Catania

Al Policlinico di Catania bodycam per medici e infermieri contro le violenze

Il direttore generale: "Presidi a tutela della sicurezza di operatori e pazienti'

Pubblicato 50 minuti fa

Bodycam per medici e infermieri contro le violenze. L’azienda ospedaliera universitaria Policlinico ‘Rodolico – San Marco’ di Catania introduce, in via sperimentale, l’utilizzo di mini telecamere per gli operatori impegnati nei pronto soccorso generali dei due presidi aziendali, ‘Rodolico’ e ‘San Marco’. Dispositivi da indossare sopra il camice o la divisa e attivabili soltanto in caso di necessità per scongiurare comportamenti violenti, garantire un ambiente di lavoro più sicuro e, allo stesso tempo, tutelare i pazienti e i loro accompagnatori. La decisione della direzione aziendale nasce dall’esigenza di rafforzare le misure di tutela della sicurezza del personale sanitario, sempre più frequentemente esposto a situazioni di tensione che a volte culminano con aggressioni verbali e fisiche. “Le bodycam saranno utilizzate nel pieno rispetto della normativa sulla privacy e protezione dei dati personali – spiegano dall’azienda ospedaliera -. La loro attivazione avverrà, infatti, soltanto in situazioni potenzialmente critiche e le registrazioni saranno gestite secondo rigidi protocolli, con accesso consentito solo al personale autorizzato e nei casi previsti dalla legge”. In caso di utilizzo, il materiale raccolto verrebbe consegnato alle autorità competenti per l’applicazione delle misure sanzionatorie per i reati commessi in flagranza differita. “Nella provincia di Catania la nostra è la prima azienda ospedaliera a introdurre questa innovativa tecnologia – dice il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito -. Prima di dare il via alla misura abbiamo coinvolto le organizzazioni sindacali del comparto e dell’area sanità, che hanno approvato la nostra proposta all’unanimità. I rappresentanti di categoria hanno compreso la necessità di prevenire e garantire i lavoratori esposti quotidianamente a manifestazioni rabbiose che, oltre a metterli in pericolo, impediscono lo svolgersi sereno dell’attività di assistenza, a discapito di sicurezza, qualità, e tempestività del servizio di emergenza. Ci auguriamo – conclude – che in questo modo si possa promuovere un migliore clima improntato al rispetto reciproco e alla collaborazione tra sanitari e cittadini”. 

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