Il boss di Favara e le tangenti al dirigente regionale, il gip: “Avevano scoperto indagini”
Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi avrebbero avviato un’attività di controspionaggio una volta venuti a conoscenza delle indagini a loro carico: ecco cosa scrive il gip
“Data la spregiudicatezza e le capacità nel crimine manifestate, nei confronti dei predetti indagati si ravvisa il pericolo che, se non sottoposti a misura cautelare custodiale, gli stessi possano compromettere il quadro probatorio acquisito”. È quanto scrive il gip Filippo Serio nell’ordinanza con la quale ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Carmelo Vetro (difeso dall’avvocato Samantha Borsellino), già condannato per mafia nonché figlio del defunto capo di Cosa nostra favarese, e del dirigente regionale del dipartimento delle Infrastrutture e Mobilità, Giancarlo Teresi (difeso dall’avvocato Antonino Reina). Entrambi sono stati arrestati questa mattina (compariranno domani davanti il gip per l’interrogatorio) con l’accusa di corruzione a margine di un’inchiesta che ipotizza intrecci e legami pericolosi tra mafia, burocrazia e politica. Nella stessa attività risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa anche il super manager agrigentino Salvatore Iacolino. Il direttore generale del Policlinico di Messina, difeso dall’avvocato Arnaldo Faro, comparirà venerdì davanti il giudice.
Nell’indagine sono coinvolti (compariranno venerdì 20 marzo per l’interrogatorio preventivo) tra gli altri anche il fratello di Vetro, Salvatore e Antonio Lombardo (difesi dall’avvocato Giuseppe Barba), dipendente e amministratore formale della società dell’imprenditore mafioso. Secondo l’accusa, per anni Teresi avrebbe “asservito la propria funzione” agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le dazioni di denaro accertate. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l’ ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l’attività imprenditoriale “in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali”, anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.
Il gip scrive così nell’ordinanza a proposito delle esigenze cautelari: “si evidenzia che nel corso delle investigazioni è emersa una speciale capacità fraudolenta da parte degli indagati che si è manifestata in interventi nei procedimenti amministrativi in modo da ottenere profitti personali (mediante aggiustamenti delle voci di spesa ovvero mediante elaborazione di mirate perizia di varianti). Soprattutto, con riferimento a Vetro e Teresi, è emerso che gli stessi abbiano preso consapevolezza delle indagini in corso e abbiano avviato autonome e parallele contro-indagini private [..] E’ documentato che gli indagati Vetro Carmelo e Teresi Giancarlo, nel corso di un incontro riservato tenuto in data 20 agosto 2025, si siano accorti della presenza di un operatore di polizia e nell’occasione Teresi ha fotografato (mediante dispositivo installato negli occhiali rayban meta) l’appartenente alle forze dell’ordine e Vetro Carmelo ha svolto indagini private. Disponendo del numero di targa del veicolo in uso all’operatore di polizia giudiziaria che stava effettuando un servizio di osservazione, Vetro ha svolto indagini su detto mezzo, riuscendo a scoprire attraverso canali ignoti – che si trattava di un’autovettura in uso alle forze dell’ordine di Trapani, nonché l’identità dell’operatore stesso. Il dato registra quindi l’avvio di una attività di controspionaggio da parte degli indagati che rende di elevato grado e attuale il pericolo di inquinamento probatorio [..] in occasione di un incontro in data 10 settembre 2025, Vetro Carmelo comunicava a Teresi di avere appreso che il telefono di quest’ultimo era sottoposto a intercettazione.”




