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Condannati ad oltre sei anni per una rapina violenta a Licata, assolti in appello 

In primo grado erano stati condannati a 6 anni e 3 mesi per una rapina violenta a Licata, sentenza ribaltata in appello

Pubblicato 1 ora fa

Condannati ad oltre sei anni di reclusione, con l’accusa di aver pestato a sangue e rapinato un connazionale mentre dormiva nel suo letto, vengono adesso scagionati con la più ampia delle formule: per non aver commesso il fatto. I giudici della quarta sezione della Corte di appello di Palermo hanno ribaltato la sentenza di primo grado del tribunale di Agrigento assolvendo due cittadini romeni residenti a Campobello di Licata: si tratta di Petru Birjoveanu, 60 anni, e Ioan Birjoveanu, 40 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Manganello e Salvatore Loggia.

La vicenda risale al 2020. I due imputati erano finiti a processo per rapina e lesioni aggravate ai danni di un loro connazionale e per questo condannati in primo grado a sei anni e tre mesi di reclusione. La principale fonte di prova era rappresentata dalle dichiarazioni della persona offesa che aveva raccontato ai carabinieri di essere stato aggredito mentre si trovava nel letto della sua abitazione a Licata e rapinato di catenine e bracciali d’oro, due cellulari e cinquecento euro. Il movente, sempre secondo quanto riferito dalla vittima, era riconducibile a “ruggini” di carattere sentimentale con uno dei due imputati. Le difese degli imputati hanno impugnato il verdetto chiedendo alla Corte di appello di riformare la sentenza.

Tra i motivi del ricorso – oltre al fatto che non si sarebbe raggiunta la prova della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio – anche il fatto che la vittima si sia volontariamente sottratta ad ogni tipo di contraddittorio non essendo mai stato sentito né dal giudice durante le indagini preliminari né durante il processo. Di fatto, secondo quanto emerso, la persona offesa sembra essere svanita nel nulla. La procura generale di Palermo, al termine della requisitoria, aveva chiesto la riapertura del dibattimento per sentire proprio la vittima in aula o – in subordine – l’assoluzione degli imputati per mancanza di prove. La Corte di appello ha così scagionato i due romeni ribaltando la sentenza di condanna. Le motivazioni si conosceranno entro novanta giorni. 

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