Giudiziaria

L’inchiesta sulle cittadinanze, no all’arresto della vice sindaca di Comitini e del marito

Il Riesame conferma la decisione del gip di non applicare misure cautelari nei confronti della vice sindaca e del marito

Pubblicato 2 ore fa

Il tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso avanzato dalla procura di Agrigento confermando il no all’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di Teresa Delisi, vice sindaca di Comitini, e del marito Roberto Di Liberto. I due indagati – difesi dagli avvocati Daniele Re e Gianfranco Pilato – sono coinvolti nell’inchiesta che ipotizza un giro di corruzione legato all’ottenimento della cittadinanza italiana di alcuni brasiliani residenti in provincia.

Il gip Alberto Lippini aveva rigettato la richiesta della procura di applicare misure cautelari nei confronti di 14 dei 22 indagati. Il tribunale della Libertà, relativamente alle posizioni dei due, ha confermato tale scelta. Per gli altri indagati, invece, bisognerà aspettare i provvedimenti di altri collegi del Riesame. L’intera vicenda verte sul cosiddetto “ius sanguinis”, vale a dire il principio giuridico per cui si acquisisce la cittadinanza italiana automaticamente se uno dei genitori è italiano, indipendente dal luogo di nascita.

Secondo la procura di Agrigento in alcuni comuni della provincia (Camastra, Comitini, Porto Empedocle su tutti) questo iter sarebbe stato per così dire “velocizzato” grazie ad accordi corruttivi. La procura di Agrigento, la scorsa estate, ha chiesto l’applicazione di misure cautelari – tra custodia in carcere, domiciliari e obbligo di dimora – nei confronti di 14 dei 22 indagati tra un sindaco, pubblici ufficiali, vigili urbani, un avvocato e faccendieri.

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