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Le cimici al Comune di Porto Empedocle e le “bustarelle” all’impiegato, il gip: “È corruzione”

In uno dei passaggi dell’inchiesta i poliziotti sono riusciti a filmare la consegna di “bustarelle” in diretta

Pubblicato 1 ora fa

Cinquanta euro a pratica per “velocizzare” l’iter del rilascio delle carte di identità elettroniche. I soldi venivano consegnati al dipendente comunale talvolta all’interno di una busta oppure nascosti tra due fogli. Quello che doveva rimanere lontano da occhi indiscreti – però – è stato immortalato e filmato dalle cimici piazzate dagli agenti della Squadra mobile di Agrigento. È questo uno dei passaggi che emerge dall’inchiesta della procura di Agrigento su un presunto giro di corruzione legato all’ottenimento della cittadinanza italiana attraverso lo “ius sanguinis”, vale a dire il principio giuridico per cui si acquisisce automaticamente il diritto se uno dei genitori è italiano, indipendente dal luogo di nascita. Ventidue gli indagati tra pubblici ufficiali, un sindaco, un vice sindaco, funzionari, un avvocato ed ispettori della polizia locale

Per quattordici di loro la procura ha chiesto l’applicazione di misure cautelari tra custodia in carcere, domiciliari e obbligo di dimora. Al centro delle indagini l’attività di due agenzie di disbrigo pratiche “specializzate” nel settore. Uno dei titolari – ritenuto il personaggio chiave dell’intera inchiesta – avrebbe avuto più di un solido aggancio all’interno di diversi comuni dell’agrigentino: Camastra, Comitini e Porto Empedocle su tutti. Ed è proprio in quest’ultimo Ente che i poliziotti della Mobile, dopo aver piazzato le telecamere nell’ufficio carte di identità, immortalano la più classica delle scene in tema di corruzione: la consegna della “bustarella”. 

Tre gli episodi contestati (tra ottobre e dicembre 2023) ad un dipendente comunale responsabile dell’ufficio di Porto Empedocle e al titolare dell’agenzia. Soltanto per due di questi il gip ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza senza tuttavia applicare misure cautelari poiché non sarebbero emerse le esigenze cautelari. È il 4 dicembre 2023 e all’interno dell’ufficio carte di identità del comune di Porto Empedocle le cimici della polizia registrano questo passaggio: il titolare dell’agenzia chiede alla sua assistente di comprare una busta regalo, farsi dare cinquanta euro da una cliente brasiliana in attesa della carta di identità e portarli al dipendente comunale. Quest’ultimo prende la busta e la mette in tasca. Il riscontro arriva poco dopo quando la cittadina brasiliana viene fermata ad un posto di blocco della polizia (creato appositamente). La telefonata intercettata con il titolare dell’agenzia è emblematica: “Eh.. carta di identità fatta.. mi ha fermato la polizia.. abbiamo inaugurato la carta di identità”. Una settimana più tardi – 11 dicembre 2023 – avviene un secondo episodio analogo. Questa volta è lo stesso titolare dell’agenzia che si presenta al Comune per la carta di identità destinata ad un brasiliano. I soldi questa volta vengono consegnati all’interno di un foglio piegato in due parti. Il dipendente comunale li prende e se li mette in tasca. 

Il gip, pur ravvisando i gravi indizi di colpevolezza, ha rigettato la richiesta di applicare misure cautelari. Per il giudice, infatti, non ci sono più le esigenze cautelari che, tradotto, vuole dire che è trascorso troppo tempo dai fatti, non c’è pericolo di fuga degli indagati e neanche il pericolo di un eventuale inquinamento delle prove. La procura ha impugnato il provvedimento e il caso approderà davanti il tribunale della Libertà il prossimo marzo.

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