L’inchiesta sul boss Carmelo Vetro, perquisizioni in alcune villette a Cannatello
La presenza di un notevole dispiegamento di forze dell’ordine non è passato certamente inosservato questa mattina nella frazione balneare di Cannatello
La presenza di un notevole dispiegamento di forze dell’ordine non è passato certamente inosservato questa mattina nella frazione balneare di Cannatello, ad Agrigento. La procura di Palermo, infatti, ha disposto delle perquisizioni a carico di Carmelo Vetro, figlio del defunto boss ergastolano Giuseppe, arrestato nelle scorse settimane con l’accusa di corruzione insieme al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Nella stessa inchiesta, inoltre, risulta indagato a piede libero anche il supermanager Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa proprio per i “rapporti pericolosi” con il favarese. Gli agenti Dia di Trapani hanno perquisito alcune villette nella frazione balneare a caccia di armi.
Lo scorso 17 ottobre Vetro, intercettato grazie ad un trojan installato nel suo cellulare, parla con un altro soggetto di armi e munizioni: “Il miglior fucile è questo.. però è meglio questo che non ha sparato.. un bordello di munizioni..quello si deve tenere il fucile?”. Per questo motivo stamattina è stata disposta un’altra perquisizione (dopo quella avvenuta durante l’arresto). Vetro, tornato in libertà nel 2019 dopo una condanna per mafia nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola”, si era reinventato imprenditori. L’ultima inchiesta della procura di Palermo sembrerebbe svelare intrecci tra politica, massoneria, imprenditoria e criminalità organizzata.
Vetro è accusato di corruzione aggravata: secondo l’ipotesi dei pm avrebbe pagato alcune tangenti al dirigente regionale Teresi per assicurarsi degli appalti che, visti i precedenti, non avrebbe potuto prendere. Il tutto tramite una società – la An.Sa – formalmente di proprietà del cognato e con una quota del 10% possedute dal fratello di Vetro. Questi ultimi due, peraltro, sono stati sentiti questa mattina dal giudice nell’interrogatorio preventivo: per entrambi la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto di applicare misure cautelari.




