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Il boss Vetro intercettato parla di armi, scatta la perquisizione: “Meglio questo che non ha sparato..”

Nel cellulare di Vetro, ritenuto anche un massone, è stato installato un trojan. Una conversazione attira l'interesse degli investigatori

Pubblicato 2 giorni fa

È il 17 ottobre 2025 e Carmelo Vetro, figlio dello storico capo di Cosa nostra di Favara,  è sotto indagine da mesi. Gli inquirenti lo ritengono al centro di una rete criminale in grado di legare gli interessi di criminalità organizzata, burocrazia, imprenditoria e politica. Per Vetro, tornato in libertà nel 2019 dopo aver scontato una condanna a nove anni di carcere per mafia, si sono nuovamente riaperte le porte del carcere ieri mattina all’alba. Insieme a lui è finito in manette il dirigente regionale Giancarlo Teresi. Per entrambi (difesi dagli avvocati Samantha Borsellino e Antonino Reina), che compariranno oggi davanti il giudice per l’interrogatorio di garanzia, l’accusa è corruzione aggravata. Nella stessa inchiesta è coinvolto anche il manager agrigentino Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa proprio per i “rapporti pericolosi” che avrebbe avuto con il figlio del boss. 

Nel cellulare di Vetro, ritenuto anche un massone, è stato installato un trojan che permette agli investigatori di monitorare spostamenti e intercettare dialoghi. Le attenzioni dei poliziotti della Sisco di Palermo e degli agenti della Dia di Trapani si concentra, in particolare, su una conversazione che Vetro ha con un soggetto. È il 17 ottobre 2025 e il favarese si trova in un’abitazione a Cannatello, non molto distante da quella del suocero. Il boss parla con il suo interlocutore di armi e munizioni: “Il miglior fucile è questo.. però è meglio questo che non ha sparato.. un bordello di munizioni..quello si deve tenere il fucile?” Per questo motivo ieri mattina all’alba, oltre ad eseguire l’arresto di Carmelo Vetro, gli investigatori hanno effettuato una serie di perquisizioni anche in cerca di armi. Tra i “bersagli” dei poliziotti vi era proprio quell’immobile a Cannatello ma di munizioni e di fucili nessuna traccia. 

Il gip Filippo Serio, nel firmare il provvedimento, scrive:Sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Vetro Carmelo in merito al reato di detenzione non autorizzata di due fucili e di una grande quantità di munizioni [..] La disponibilità di armi e la parallela attività di controspionaggio che gli indagati stanno svolgendo depone nel senso dell’affermazione di un elevato grado di pericolosità e impone l’applicazione di misure cautelari massimamente afflittive necessarie per limitare la libertà di movimento, di iniziativa e di comunicazione degli indagati.”

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