L’interrogatorio del boss Carmelo Vetro: “Ripudio la mafia, oggi non appartengo a Cosa nostra”
Il boss favarese non risponde all’interrogatorio ma rilascia dichiarazioni spontanee ai pm della Dda di Palermo parlando di una rinascita religiosa dopo aver incontrato un prete e di un percorso di ravvedimento e allontanamento da ambienti mafiosi
Una rinascita religiosa grazie all’incontro con un prete che lo avrebbe portato a ripudiare la mafia e intraprendere un percorso virtuoso di dissociazione da ambienti criminali. Non un vero e proprio interrogatorio, al quale si è rifiutato di sottoporsi, ma un breve monologo davanti ai pm antimafia che potrebbe certamente aprire importanti scenari. Carmelo Vetro, il boss favarese arrestato lo scorso mese per corruzione insieme al dirigente regionale Giancarlo Teresi, ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee ai pm Bruno Brucoli e Gianluca De Leo. Il verbale è stato depositato negli scorsi giorni dalla Direzione distrettuale antimafia al tribunale del Riesame.
L’indagine è quella che ipotizza un giro di tangenti per gli appalti pubblici ma anche “rapporti pericolosi” tra criminalità organizzata, politica e burocrazia regionale. Nella stessa inchiesta risulta indagato anche l’ex super manager della sanità Salvatore Iacolino al quale vengono contestati i reati di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa.
Carmelo Vetro ha parlato del suo percorso all’indomani della scarcerazione avvenuta nel 2019 dopo un periodo di detenzione lungo nove anni per una condanna rimediata nell’operazione “Nuova cupola”. Un passato ingombrante così come il cognome che fu anche del padre Giuseppe, capo della famiglia mafiosa di Favara, catturato dopo un periodo di latitanza e morto per cause naturali mentre scontava l’ergastolo. Tra le difficoltà di reinserimento nella società e nel trovare un lavoro avviene l’incontro con un prete: “Da quel momento è iniziata la mia rinascita e ho iniziato a ripudiare la mafia”. Un cammino che lo avrebbe portato, insieme al parroco, ad incontrare anche studenti del territorio e “raccontare la sua testimonianza e il suo ravvedimento”.
“Oggi non appartengo ad alcuna associazione mafiosa” – ha messo a verbale Vetro – e ho promesso a mia moglie che non mi sarei mai più avvicinato a taluni ambienti e, adesso che sono padre, ancor di più.” Infine Vetro spiega l’incontro con i fratelli Filardo, indagati anche loro nella stessa inchiesta (Giovanni è cugino di Matteo Messina Denaro): “Non li conoscevo, quando mi ha raccontato i suoi trascorsi giudiziari sono rimasto pietrificato e non ho più avuto contatti perchè io ripudio la mafia”. Le dichiarazioni di Vetro (difeso dagli avvocati Samantha Borsellino e Giuseppe Barba) sono state depositate agli atti nel ricorso che la Direzione distrettuale antimafia ha avanzato al tribunale del Riesame chiedendo il riconoscimento dell’aggravante mafiosa inizialmente esclusa dal gip.
Nello stesso ambito i pm antimafia hanno anche depositato un verbale del collaboratore di giustizia Filippo Bisconti, già capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno, sulla figura del dirigente regionale Giancarlo Teresi (difeso dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina). Negli scorsi giorni, invece, i pm avevano depositato nuove intercettazioni che riguardano l’ex super manager Salvatore Iacolino (difeso dagli avvocati Arnaldo Faro e Giuseppe Di Peri).

