Corruzione, i pm impugnano l’ordinanza e rilanciano: “Vetro è un mafioso moderno”
I pm di Palermo ricorrono al Riesame chiedendo di riconoscere a carico di Vetro e Teresi l’aggravante mafiosa, circostanza esclusa in prima battuta dal gip
“Vetro è un mafioso moderno, che ha una chiara strategia di invisibilità, ben attento a evitare inopportune esposizioni, consapevole dell’importanza di allacciare circuiti di potere apparentemente “puliti”, in una logica di scambio che relega la violenza ad ultima e sconsigliata soluzione”. È quanto si legge nell’appello della procura di Palermo con il quale hanno chiesto al tribunale del Riesame di riconoscere l’aggravante mafiosa a carico di Carmelo Vetro (difeso dall’avvocato Samantha Borsellino) e Giancarlo Teresi (difeso dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina), arrestati nelle scorse settimane con l’accusa di corruzione. Il ricorso è firmato dai sostituti procuratori Bruno Brucoli, Gianluca De Leo, Maria Pia Ticino e dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio.
Il gip Filippo Serio, nel disporre la custodia cautelare in carcere dei due indagati, aveva però escluso il riconoscimento dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa in assenza di “un collegamento con l’associazione Cosa nostra e, dunque, del fatto che il descritto accordo corruttivo sia stato posto in essere al fine di beneficiare il predetto sodalizio ovvero che la consorteria ne sia stata in qualche modo favorita.”. Il tribunale della Libertà, presieduto dal giudice Antonia Pappalardo, ha fissato l’udienza per il prossimo 20 aprile.
La procura di Palermo, dunque, rilancia le accuse a carico dei due indagati chiedendo il riconoscimento dell’aver agevolato Cosa nostra. Per i pm “non dovrà essere provata l’effettiva agevolazione dell’associazione mafiosa, essendo sufficiente accertare l’oggettiva finalizzazione dell’azione all’agevolazione del gruppo criminale e non già a favorire soltanto un partecipe di detto gruppo”.
Nell’atto di appello i magistrati antimafia descrivono così la figura di Carmelo Vetro, già condannato a nove anni per mafia nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola”: “Riconosce e interloquisce, tuttavia, con i mafiosi di vecchio stampo anche di altri territori (come i Filardo, cugini di Messina Denaro ndr), unici all’altezza di quel’associazione mafiosa che lo hanno “formato”. E ancora: “L’incontro con Filardo è dimostrativo di un ancora vincolo sussistente solidale che lega gli appartenenti alla consorteria anche di territori diversi, accomunati dal rispetto delle regole fondate del sodalizio anche e nonostante periodi detentivi”.
Infine i pm scrivono: “Vetro, quindi, vanta un profilo criminale mafioso di tutto riguardo, non solo per la discendenza diretta da un uomo d’onore, poi morto ergastolano, protagonista della Cosa nostra più potente e pericolosa mai conosciuta, ma soprattutto per la già dimostrata abilità di sfruttare l’appartenenza mafiosa per infiltrarsi in settori strategici dell’economia, attraverso soggetti economici intestati fittiziamente a terzi. E non da ultimo, svolgere quasi un ruolo da garante nei momenti di risi, probabilmente per la capacità di intrecciare relazione extra mafiose, quali quelle scaturite dalla confessata, e ancora attuale, appartenenza alla massoneria”.




