Agrigento ha un nuovo sindaco, ora tocca occuparsi della città
Chiuse le urne si archivia una lunga campagna elettorale che spesso ha perso di vista il decoro
Alla fine anche questo ballottaggio è andato. A partire dalle 15 Agrigento ha un nuovo sindaco, anche se sarà chiaramente solo lo spoglio a dirci se sarà Michele Sodano o Dino Alonge. Il primo gioca in vantaggio: avanti al primo turno, ha sfiorato la vittoria per una manciata di voti e adesso guarda forse con maggiore speranza un risultato che il suo principale sponsor politico, Ismaele La Vardera, ha già etichettato come “storico” soprattutto nell’ottica del peso che potrà avere su base regionale.
Applicare il risultato agrigentino però a ragionamenti che superino il perimetro della città è probabilmente incauto. Se, e ribadiamo se, Michele Sodano sarà a breve il nuovo sindaco è probabilmente frutto di uno straordinario e inatteso risultato alchemico. Non una formula studiata in modo particolarmente precisa, ma, solo, il frutto di una casualità che punisce la destra e premia l’unico altro candidato percepito come “votabile” nell’alveo della protesta. Potrebbe non bastare questo per eleggere Controcorrente quale nuovo Movimento 5 Stelle o come forza trainante del campo largo né, tantomeno, per far diventare La Vardera l’antiSchifani.
A continuare a coltivare con convinzione l’idea della vittoria è Dino Alonge, che ha condotto una campagna elettorale oggettivamente con grande cuore. “Sono un tappo, ma volo alto” ha detto più volte denotando una robusta autoironia e facendosi carico di portare avanti la battaglia anche quando, con azioni e con parole, il centrodestra si è eclissato fiutando l’odore del fallimento perché alla fine questo è stata la mancata vittoria a primo turno.
Non è stata, per usare un eufemismo, una bella campagna elettorale. Anzi. E’ stata il regno dello scontro frontale, dell’insulto e del “dico e non dico”, mentre da ogni parte si diceva di voler abbassare i toni, pacificare la città eccetera. Così, forse anche oltre le intenzioni dei candidati sindaco, non è stato. Il “popolo dei social”, per mesi avvelenato anche da chi oggi magari fa l’offeso, si è scatenato in un’orgia collettiva di violenza verbale, di “noi contro voi” che ha travalicato ogni decenza, con una coda velenosa di insinuazioni, presunti “dossier” e denunce da ambo le parti che forse non vedranno mai davvero la luce.
E poi, ovviamente, l’elefante nella stanza degli ultimi giorni di campagna elettorale, l’inchiesta che ha colpito il centrodestra in modo forse irrimediabile, perché ben oltre le responsabilità penalmente rilevanti ipotizza un mercimonio di risorse pubbliche che sarebbe riduttivo definire semplice “mercato”. Ma alla fine, tutto sarà dimenticato e le prossime elezioni saranno tra almeno un anno, salvo sorprese.
E quindi, alla fine, il “Re è morto, viva il Re”, come dicevano gli araldi durante i funerali reali per annunciare la morte del monarca e incoronare subito il successore.

