Niente autobotti agli abusivi, l’atto del Codacons: “Garantire il minimo vitale a Maddalusa”
L'associazione dei consumatori vuole venga consentito alle famiglie di poter ricevere il prezioso liquido
Il Codacons provinciale di Agrigento, rappresentato dal presidente Pier Luigi Cappello, ha presentato una formale diffida nei confronti di AICA (Azienda Idrica Comuni Agrigentini), del Comune di Agrigento, dell’ATI Idrico AG9, dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente e del Genio Civile. Al centro dell’atto legale c’è l’esclusione totale dall’accesso all’acqua potabile per i residenti della zona Maddalusa, un’area costiera del territorio comunale. Secondo quanto esposto dall’associazione dei consumatori, la crisi nasce da un cortocircuito gestionale e burocratico.
Nelle zone prive di rete idrica l’approvvigionamento deve avvenire tramite autobotti private, che hanno l’obbligo di rifornirsi esclusivamente presso i punti di prelievo di AICA. Tuttavia, il gestore subordina l’erogazione alla stipula di un normale contratto di fornitura. Per gli abitanti di Maddalusa questo passaggio è impossibile: gli immobili, pur essendo regolarmente accatastati e gravati dai tributi comunali, ricadono nella zona A di inedificabilità assoluta del Parco Archeologico. Di conseguenza, l’azienda idrica nega la stipula del contratto e blocca l’invio delle autobotti, impedendo di fatto qualsiasi forma di acquisto legale dell’acqua. A questa problematica si aggiungono i ritardi strutturali del servizio. La turnazione imposta da AICA costringe i cittadini delle aree non servite ad attendere diverse settimane tra la richiesta e l’effettiva consegna del carico. Il Codacons sottolinea che la mancanza prolungata di acqua potabile crea gravi rischi igienico-sanitari e pesanti disagi alle famiglie, in particolare ai nuclei con anziani, minori e disabili.
Inoltre, viene contestato l’uso del servizio idrico come strumento indiretto di repressione degli illeciti edilizi, ricordando che presso il Comune di Agrigento pendono da oltre 40 anni le domande di sanatoria (Legge 47/85) per le quali i cittadini hanno già versato gli oneri dovuti, senza mai ricevere una risposta definitiva. Nella diffida, l’avvocato Cappello richiede l’immediata revoca del divieto di fornitura per Maddalusa, l’attivazione di modalità straordinarie per garantire il quantitativo minimo vitale di acqua per uso domestico e una riorganizzazione trasparente dei turni delle autobotti.
Contestualmente, è stato chiesto l’intervento del Prefetto di Agrigento e del Presidente della Regione Siciliana per valutare i rischi legati all’ordine pubblico e alla salute collettiva. L’atto attiva anche le procedure della Legge 241/90 per verificare la regolarità delle delibere interne di AICA e l’eventuale esistenza di pozzi privati autorizzati dal Genio Civile da impiegare nell’emergenza. Gli enti diffidati hanno ora 15 giorni di tempo per fornire un riscontro scritto. In caso di mancata risposta, il Codacons ha già preannunciato il ricorso al TAR, l’avvio di azioni d’urgenza ex articolo 700 c.p.c. davanti al giudice ordinario e l’invio di segnalazioni formali all’ARERA e all’Antitrust.


