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Corruzione, no al carcere per imprenditore favarese: Caramazza resta ai domiciliari

Il pm Luigi Lo Valvo aveva impugnato l’ordinanza del gip Lorena Santacroce chiedendo al tribunale della Libertà una misura più severa come la custodia in carcere

Pubblicato 44 minuti fa

Il tribunale del Riesame, rigettando il ricorso avanzato dalla Procura di Caltanissetta, ha conferma la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Dino Caramazza, 45 anni, (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba) accusato di corruzione nell’inchiesta “Scacco”. Il pm Luigi Lo Valvo aveva impugnato l’ordinanza del gip Lorena Santacroce chiedendo al tribunale della Libertà una misura più severa come la custodia in carcere. Il ricorso, tuttavia, è stato rigettato. La vicenda ruota intorno ad un presunto giro di corruzione al Comune di Sommatino che, nelle scorse settimane, ha portato all’arresto sia dell’imprenditore favarese che dell’ormai ex sindaco Salvatore Letizia. Caramazza, peraltro, è stato raggiunto negli scorsi giorni da un nuovo provvedimento (sempre domiciliari ndr) per la vicenda dell’appalto milionario, ritenuto “truccato”, della Mosella.  L’inchiesta nissena, denominata “Scacco”, ipotizza un sistema di tangenti per ottenere lavori pubblici.

All’imprenditore Caramazza, in particolare, viene contestato di aver pagato una mazzetta di 45 mila euro al sindaco Salvatore Letizia, al responsabile dell’area tecnica del Comune, Roberto Alotta, e al Rup Calogero Vendra, per l’affidamento diretto dei lavori della villa Garibaldi di Sommatino, per la perizia di variante e la promessa di ottenere anche i lavori del cimitero comunale. Per la Procura di Caltanissetta l’imprenditore favarese avrebbe pagato una mazzetta di 45 mila (15 mila euro a testa ndr) a sindaco, dirigente e funzionario in cambio dell’affidamento diretto (avvenuto l’8 maggio 2025 ndr) dei lavori relativi alla recinzione dei marciapiedi, della sistemazione dei muretti, dei pilastri e dei vialetti della Villa Garibaldi. L’importo complessivo dell’appalto era di 94.449 euro ai quali si sono aggiunti ulteriori 61.208 euro e, ancora, 30 mila euro con la perizia di variante. Sindaco, dirigente e Rup – secondo l’ipotesi degli inquirenti – avrebbero mantenuto appositamente separati i due appalti relativi alla Villa Garibaldi nonostante si trattasse di lavori che, in forza di canoni di efficacia dell’azione amministrativa, dovevano essere affidati con un unico appalto in modo da restare al di sotto la somma di 150 mila euro. L’accordo corruttivo, secondo quanto sostiene la Procura di Caltanissetta, prevedeva anche la promessa di affidare al Caramazza anche i lavori per sistemare loculi e servizi igienici del cimitero comunale. Il gip Lorena Santacroce, accogliendo parzialmente le richieste dei pm, aveva disposto i domiciliari  per il sindaco dimissionario Salvatore Letizia e per l’imprenditore Caramazza.

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