Il pentito Cavallo rivela i canali della droga: “Gli stiddari di Licata coltivano la marijuana”
Il collaboratore di giustizia rivela i nomi degli Stiddari che producono marijuana nelle serre ma anche i traffici in provincia di Agrigento
Novembre 2024. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo siede davanti ai pm della Dda di Caltanissetta Davide Spina e Claudia Pasciuti. L’ex esponente della criminalità gelese, figlio dello storico boss della Stidda Aurelio Cavallo, parla di droga: le rotte, i fornitori, dove il clan comprava e a chi vendeva. E fa i nomi. Anche in questo caso la provincia di Agrigento gioca un ruolo di primo piano nel raggio d’azione della Stidda.
“Abbiamo iniziato ad ampliare la tipologia dello stupefacente nella nostra disponibilità. La marijuana la coltiva mio cugino Cavallo Nunzio con suo figlio e con dei pastori che si chiamano Carusotto. Si tratta di stiddari affiliati ad Agrigento. Sono vicini a mio cugino, appartengono ad una famiglia storica di Agrigento. Mio cugino ha l’ovile vicino Licata e le loro serre sono nella zona compresa tra questo ovile e tutti i territori dell’agrigentino. Mio cugino Nunzio era grandissimo amico dei fratelli Piccolo che mi sono stati presentati. Loro prendevano animali rubati in Sicilia e li portavano in Calabria. Una di queste volte che mio cugino trafficava animali con loro verso la Calabria, ho incontrato Giuseppe Piccolo che, a mia richiesta, mi disse che la cocaina era il loro settore. Si tratta di due fratelli affiliati alla Ndrangheta. Il periodo è 2000/2002. Noi all’epoca coltivavamo marijuana nel territori di Mazzarino: la portavamo fino in Calabria e i Piccolo in cambio ci davano la cocaina. La nostra marijuana in Calabria aveva moltissimo mercato. Ci avevano detto di portare tutta la marijuana che riuscivamo in Calabria e noi potevamo chiedere in cambio sia soldi che cocaina. Se chiedevamo soldi mandavano subito un loro corriere.”
Il collaboratore di giustizia rivela ai pm anche le rotte del traffico di stupefacenti nell’Agrigentino: “ Rispetto a Gabriele Giannone ho già riferito diverse circostanza. È particolarmente vicino a mio fratello. Il ragazzo mi è stato portato da suo suocero, Gianfranco Turco. Il giovane veniva emarginato perchè nipote di Emanuele Cascino, fratello di sua madre e collaboratore di giustizia. Turco mi disse che era valido il ragazzo e io ritenevo che Giannone non dovesse subire le conseguenze delle scelte dello zio. Quando Turco me lo portò compresi sito che si trattava di un ragazzo sveglio. [..] Poiché era sveglio abbiamo iniziato ad impiegarlo nell gestione dello spaccio in territorio di Licata. Ha individuato un soggetto agli arresti domiciliari che consumava 200 grammi di cocaina a settimana. Onde evitare di fare un viaggio a settimana, dissi a Giannone di consegnare ogni volta circa mezzo chilo. In questo modo il cliente ha incrementato i propri traffici. Nella zona a cavallo tra Trapani e Agrigento avevamo altri due clienti, due fratelli che inizialmente erano in affari con Maurizio Smorta; quando fu arrestato lo Smorta ha ceduto i clienti a Giannone. Con Giannone i due si vedevano a Naro. Erano buoni clienti ma erano rimasti indietro con i pagamenti di circa 9 mila euro, ragion per cui mi sono recato da loro con Giannone ma nell’occasione non siamo riusciti a incontrarli. Quel giorno eravamo io, Giannone, Mirko Nicastro, Walter Sardella e Salvatore Ascia. Eravamo con due macchine ed eravamo armati. Nel mio Range Rover avevo fatto ricavare un vano sotto il sedile guidatore dove avevo occultato una 9×21 e due 7.65. Ci eravamo armati perchè non sapevamo cosa avremmo trovato. Non li abbiamo trovati perchè il navigatore non ci dava con esattezza la posizione. Ho comunque mandato loro una foto per far capire che li stavamo cercando. Dopo un paio di giorni, tramite Giannone, ci hanno contattato loro stessi. Mi hanno spiegato che erano rimasti indietro con i pagamenti perchè avevano consumato la droga invece di venderla. Mi hanno chiesto di dar loro del tempo per rientrare. Dissi loro di vendere qualcosa di loro proprietà per rientrare di una parte del debito, in modo di dimostrarmi la buona volontà. Effettivamente hanno venduto beni di loro pertinenza e mi hanno consegnato circa 3.800 euro. Avevo comunque detto a Giannone di consegnare loro quantitativi inferiori in modo da metterli alla prova, pertanto, in luogo dei 500 grammi di cocaina ogni quindici giorni cedevamo loro 100/120 grammi ogni volta. Il rapporto è stato interrotto perchè sono stati arrestati nel corso di una operazione. Ricordo adesso che il paese di riferimento è Aragona.”




