Agrigento

Ranucci ad Agrigento, l’attacco di Fratelli d’Italia: “Inopportuno in uno spazio pubblico dopo frasi su Riina”

Il conduttore di Report sarà al teatro dell’Efebo il 29 agosto. Fratelli d’Italia: “Inopportuno concedere spazio pubblico a chi ha dichiarato che, se potesse, andrebbe a cena con Totò Riina”

Pubblicato 1 ora fa

“Nella qualità di Presidente Provinciale di Fratelli d’Italia Agrigento,  Adriano Barba ritiene doveroso esprimere forte perplessità e contrarietà rispetto all’opportunità di concedere uno spazio pubblico della città di Agrigento all’iniziativa che vedrà protagonista, il prossimo 29 agosto, il giornalista Sigfrido Ranucci presso il Teatro dell’Efebo, ricavato all’interno del Giardino Botanico di Agrigento, in via Demetra. Il Giardino Botanico è del Libero Consorzio Comunale di Agrigento e, dunque, dei cittadini della Provincia di Agrigento, che hanno conosciuto sulla propria pelle il dolore che Totò Riina e Cosa Nostra hanno posto in essere.” Lo dichiara in una nota il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Adriano Barba, in riferimento all’evento in programma il prossimo 29 agosto al teatro dell’Efebo dove il giornalista Sigfrido Ranucci è attesa con il suo acclamato spettacolo “Diario di un trapezista”.

L’esponente di Fdi prosegue: “La questione non riguarda in alcun modo la libertà di espressione, che deve essere sempre garantita, né tantomeno la possibilità per un giornalista di presentare il proprio lavoro e confrontarsi liberamente con il pubblico. Il punto è diverso e riguarda esclusivamente l’opportunità istituzionale di mettere a disposizione uno spazio pubblico, soprattutto in una terra come la nostra e alla luce delle dichiarazioni rese dallo stesso Ranucci negli ultimi giorni. Ha destato infatti profondo sconcerto la dichiarazione con la quale il giornalista, nel rivendicare le modalità attraverso le quali svolge la propria professione, ha affermato che, se potesse, andrebbe a cena con Totò Riina. Un’affermazione inopportuna, infelice e profondamente irrispettosa della sensibilità di una terra che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza mafiosa. Pronunciare il nome di Totò Riina con questa leggerezza assume un significato ancora più grave quando ciò avviene in prossimità di un’iniziativa pubblica destinata a svolgersi proprio in Sicilia. Agrigento, inoltre, non è una città qualunque quando si parla di mafia, di legalità e del peso che assumono le parole pronunciate nello spazio pubblico. Questa è la terra del giudice Rosario Livatino, magistrato agrigentino assassinato dalla mafia per avere servito lo Stato con rigore, discrezione e straordinario senso delle istituzioni.”

Barba dice: “È la terra nella quale il sacrificio di Livatino continua a rappresentare un patrimonio morale dell’intera comunità e impone alle istituzioni una particolare responsabilità nella tutela della memoria e della cultura della legalità. Proprio ad Agrigento, terra di Rosario Livatino e di tante vittime di mafia, appare pertanto ancora più inopportuno che uno spazio pubblico venga messo a disposizione per un’iniziativa avente come protagonista chi, soltanto pochi giorni prima, ha dichiarato che, se potesse, andrebbe a cena con Totò Riina. Agrigento e la Sicilia non possono dimenticare cosa abbia rappresentato la mafia per questa terra, né il sacrificio di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine, giornalisti, imprenditori e semplici cittadini che hanno avuto il coraggio di opporsi al potere criminale. A rendere il quadro ancora più delicato vi sono poi le vicende giudiziarie emerse nelle ultime settimane relative all’attentato subito dallo stesso Ranucci.”

Barba conclude: “Sul punto occorre essere estremamente chiari e garantisti: Ranucci risulta parte offesa ed estraneo, secondo quanto finora emerso dalle indagini, all’organizzazione dell’attentato. Non si intende, pertanto, alimentare insinuazioni né anticipare giudizi in pieno stile Report, che spettano esclusivamente alla magistratura. Resta tuttavia una circostanza di indubbia rilevanza pubblica che, secondo la ricostruzione investigativa emersa, l’attentato sarebbe stato organizzato da Valter Lavitola, persona indicata dallo stesso Ranucci come suo amico, con la finalità, secondo l’ipotesi degli inquirenti, di accrescere la popolarità del giornalista e favorirne un progetto di natura politica. Si tratta di circostanze che, proprio per la loro gravità, imporrebbero a chiunque sia coinvolto nella vicenda – anche nella qualità di vittima – particolare prudenza, sobrietà e sensibilità nelle dichiarazioni pubbliche. In questo contesto, affermare che si sarebbe disponibili persino ad andare a cena con Totò Riina appare ancora più incomprensibile e, soprattutto in Sicilia, non può essere liquidato come una semplice battuta o provocazione. Per queste ragioni si contesta non la presenza di Ranucci ad Agrigento, essendo egli naturalmente libero di partecipare a iniziative e di esprimere le proprie opinioni, ma la scelta di concedere e mettere a disposizione uno spazio pubblico per ospitare l’evento. Le istituzioni, infatti, non esercitano censura quando valutano l’opportunità di concedere i propri spazi: esercitano una responsabilità politica e amministrativa nei confronti della comunità che rappresentano. Non si tratta, dunque, di mettere in discussione il diritto di Ranucci di esprimere le proprie opinioni. Si tratta di chiedersi se le istituzioni di questa terra, custodi anche della memoria di uomini come Rosario Livatino, possano considerare indifferenti dichiarazioni di questo tenore nel momento in cui decidono a chi e per quali iniziative concedere gli spazi appartenenti alla collettività. La libertà di parola non è in discussione. L’opportunità istituzionale, invece, può e deve esserlo. Si chiede pertanto agli enti e alle istituzioni competenti di rivalutare l’opportunità della concessione dello spazio pubblico per l’iniziativa del 29 agosto alla luce delle ultime dichiarazioni, chiarendo altresì a quale titolo lo spazio sia stato concesso, quali siano le condizioni economiche e amministrative della concessione e se vi sia stato patrocinio, sostegno o altra forma di partecipazione istituzionale. La Sicilia ha combattuto e continua a combattere la mafia anche attraverso il valore delle parole, della memoria e dell’esempio. Agrigento è la terra di Rosario Livatino. Totò Riina rappresenta esattamente ciò contro cui uomini come Livatino hanno combattuto, pagando con la propria vita. Questa differenza non può essere cancellata in nome di una provocazione comunicativa e non può essere ignorata da chi amministra il patrimonio pubblico.”

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