Agrigento

Maddalusa senz’acqua da mesi: e il resto degli abusivi?

Gli abusi sono migliaia in tutta la provincia, ma quanti sono i rubinetti davvero a secco?

Pubblicato 54 minuti fa

Partiamo da un dato certo e poi lanciamoci in una statistica magari un po’ improvvisata. Il dato certificato è che in provincia di Agrigento, fonte Procura della Repubblica, si contano oggi 4500 abusi edilizi in provincia, di cui 500 già gravati da un provvedimento esecutivo di demolizione.

Adesso facciamo un esperimento: mettiamo di questi 4500 solo la metà sia rappresentato da singole abitazioni. Poi eliminiamo anche quelle che potrebbero essere seconde case. Rimaniamo con una stima di 1000/1500 residenze abusive e accertate, a cui aggiungere un numero non calcolabile di abitazioni che, soprattutto in zone rurali, sono realizzate in zone non edificabili ma non sono state mai oggetto di attività di controllo. Case fantasma, diciamo. La matematica e persino la statistica improvvisata lasciano spazio alla pura speculazione intellettiva, quindi, e il numero totale non lo avremo mai.

Ma se si considera che, alla fine, i soli abitanti di Maddalusa sono circa 350 famiglie, viene da chiedersi: ma queste case hanno tutte avuto la fortuna di sorgere sopra dei ricchi pozzi d’acqua, sono dotate di enormi cisterne oppure, da qualche parte – in silenzio – vengono rifornite usando il sistema attuale e sfruttandone i punti ciechi?

E’ una domanda che, siamo sicuri, non ci stiamo ponendo solo noi. Perché se i maddalusani sono diventati l’emblema del nuovo corso sul rifornimento idrico e la rinnovata azione legalitaria per impedire a chi non è in regola urbanisticamente di rifornirsi da Aica (e da un privato potrebbero?) c’è un fittissimo sottobosco di residenti che, strategicamente, hanno deciso di rimanere in silenzio, di non protestare, per trovare una soluzione “all’italiana”. Del resto era stata, ingenuamente, la presidente di Aica Danila Nobile a dire ad alcuni residenti della Zona A che protestavano nelle prime settimane senz’acqua che avrebbero dovuto smetterla di protestare, onde evitare l’avvio delle demolizioni. “Frasi dette da mamma”, ha spiegato poi in Consiglio comunale, a che vennero registrate e diffuse dai diretti interessati.

C’è quindi chi rimane silente, ma agisce. Degli uccellini ci raccontano, ad esempio, di furgoni che recano insegne di vario tipo (dalle tappezzerie ai restauri) ma nascondono in pancia, moderni Cavalli di Troia, dei recipienti per trasportare acqua. Oppure ancora, di autobotti regolarmente prenotate con il ticket Aica che poi mutano il loro percorso, portando il prezioso liquido da una casa ad un’altra. E questo non succede ovviamente solo ad Agrigento e nella zona A. Anzi, avviene con molta più frequenza fuori dal centro abitato e lontano dal capoluogo: hai un’utenza regolare nella casa di residenza, non vuoi/puoi avere l’utenza nella casa di campagna, o nella casa di una terza persona, e allora l’autobottista allunga un po’ la strada. Chiacchiere, sia chiaro. Nessuna prova. Solo racconti che volano veloci “di bocca in bocca”. Però ce n’è quanto basta per provare a capirci un po’ meglio.

E poi rimane un altro tema, che nessuno sembra voler affrontare: gli utenti idrici in zone non sanabili che, esattamente come godono del servizio elettrico, telefonico e della fibra, hanno regolare allaccio stipulato con il gestore, magari alcuni decenni prima che Aica sorgesse. Cittadini in “regola” a tutti gli effetti, ma che pur pagando le bollette vivono in case che non dovrebbero esistere.

E che, soprattutto, se esistesse una qualunque forma di equità, dovrebbero avere rubinetti a secco. E invece…

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