Caso Crosta: nessun passo indietro, si cerca di evitare la rottura con Controcorrente
Il vicesindaco sarebbe pronto a dare battaglia, e non ha alcuna intenzione di dimettersi: il gruppo di Agrigento è con lui
Nessun passo indietro. Anzi. Nessuna delle due parti in causa nella vicenda Crosta, che sta animando – non poco – Controcorrente, vuole cedere la posizione. Non Ismaele La Vardera, che ha chiesto le dimissioni del vicesindaco Michele Sodano, e non l’amministrazione comunale di Agrigento, che continua a chiudersi a difesa del componente della giunta.
Una linea che è stata ribadita ieri sera, durante una riunione alla presenza di eletti e nominati (tranne lo stesso Crosta) oltre che rappresentanti locali del partito. Figure al momento non definite, a dire la verità, per un movimento che è ancora in fase di costituzione ma che ambisce già a conquistare la Regione Siciliana. Il tentativo che si sta tentando di portare avanti è quello di non rompere del tutto con La Vardera, che però al momento ha chiarito pubblicamente che la posizione da assumere può essere solo una: il passo indietro di Crosta. Questo mentre il movimento ad Agrigento sembra tendere per solidarizzare con l’assessore, a sostegno del quale è anche partita una petizione on line che ha già raccolto qualche centinaio di firme
Il vicesindaco, comunque, dicono le persone a lui vicine, non avrebbe alcuna intenzione di dimettersi. Tra l’altro sorgerebbero degli aspetti anche di tipo amministrativo della vicenda tutti da valutare: a chiedere chiarimenti era stato nello scorso week end era stato direttamente il fondatore, con una Pec inviata dal suo indirizzo personale. Ad oggi nessuno avrebbe i riferimenti del collegio dei probi viri, istituzione che finora non è mai stata messa in campo da parte di Controcorrente ma di cui, sul sito istituzionale del movimento non vi è traccia. Così come non si trova, sempre allo stesso indirizzo on line, dello statuto del partito. Magari, prima o poi, saranno inseriti. Formalità, sia chiaro. Ma quanto basta per portare la questione da un piano politico ad uno giuridico.
Il termine fissato per fornire risposte (chieste però prima della fatwa pronunciata da La Vardera) era di tre giorni, adesso quasi del tutto trascorsi. Capire cosa succederà adesso è impossibile: se è chiaro che il parlamentare regionale avesse urgenza di prendere posizione anche per “sterilizzare” in un certo senso la venuta delle Iene e un servizio che, certamente, non lo avrebbe aiutato nella corsa a Palermo (problema risolto adesso con la posizione di piena intransigenza sulla vicenda Crosta), potrà attendere che, come ha chiesto Sodano, si ragioni tutti insieme sul da farsi? E soprattutto, alla fine, quello pronunciato da La Vardera era l’ordine del “proprietario” del partito o una volontà istituzionale e collegiale di Controcorrente? E il movimento ad Agrigento cosa ha da dire?
Certo è che la politica, tutta, guarda con interesse a cosa sta avvenendo nella città dei Templi: da una parte c’è chi riconosce a La Vardera la coerenza, sopra tutto e tutti e chi sta apprezzando la volontà di Sodano di non farsi dettare l’agenda dal fondatore del movimento. Pure qualche “Sirena”, come Cateno De Luca, che dice di aver sentito il sindaco di Agrigento “esprimergli la sua più totale e incondizionata solidarietà da sindaco a sindaco”. “Siamo ormai oltre il tribunale dell’inquisizione: siamo al Savonarola 4.0, a un processo sommario condotto a mezzo stampa e social dal suo “capo politico”, mio figlioccio Ismaele La Vardera – scrive sui social -. Mancano solo le forche in piazza e poi il quadro è completo”.




