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Servizio idrico nell’Agrigentino: scontro sulla gestione autonoma di Palma di Montechiaro

Il capoluogo contesta il tentativo della città del Gattopardo di continuare a gestire in proprio il servizio

Pubblicato 10 ore fa

Una dura presa di posizione del Comune di Agrigento riapre lo scontro politico e contabile sulla gestione del servizio idrico integrato nella provincia. L’assessore ai rapporti con il gestore idrico e alle politiche ambientali, Giuseppe Riccobene, d’intesa con il sindaco, ha presentato una formale nota di opposizione alla proposta avanzata dal consiglio direttivo dell’Assemblea territoriale idrica che punta a riconoscere al Comune di Palma di Montechiaro i requisiti per la gestione autonoma del servizio idrico integrato, ai sensi dell’articolo 147, comma 2-bis, del D.Lgs. 152/2006.

L’Amministrazione di Agrigento ha chiesto il ritiro immediato dell’atto in autotutela, preannunciando in subordine un voto radicalmente contrario e preannunciando l’invio degli atti alla Corte dei Conti, all’Anac e all’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità.

L’opposizione avanzata dal Comune di Agrigento si articola su profili giuridici, tecnici, economici ed etico-politici. Secondo quanto esposto dal capoluogo, il procedimento di riesame risulterebbe inammissibile e viziato da illegittimità sotto diversi aspetti. L’istanza di salvaguardia del Comune di Palma di Montechiaro era già stata definitivamente rigettata il 29 luglio 2021 con Deliberazione n. 1 del Commissario ad acta regionale. Quel provvedimento non venne impugnato e si basava su una nota del 2019 dello stesso Comune di Palma che ammetteva l’assenza dei requisiti ambientali e paesaggistici, esaurendo così il potere amministrativo sulla materia. Inoltre, la tesi emersa nel 2024, secondo cui il diniego iniziale fosse derivato da un mero refuso di stampa, viene respinta richiamando la giurisprudenza del Cga e del Tar Sicilia sui termini perentori e sul principio di autoresponsabilità. A questo si aggiunge l’incompatibilità con la partecipazione ad Aica, dato che il Comune di Palma di Montechiaro ha approvato lo Statuto dell’Azienda Speciale Consortile nel 2020 e nel luglio 2021 ha sottoscritto l’Atto Costitutivo, diventando socio del Gestore Unico d’Ambito, una condotta che rende nullo qualsiasi tentativo di rivendicare ex post l’autonomia. Infine, si riscontra un’interferenza con i poteri sostitutivi regionali, poiché il Dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana ha già attivato l’iter di diffida ad adempiere, esautorando di fatto l’Ati da interventi tardivi.

La nota evidenzia come l’istruttoria tecnica non certifichi l’autonomia, ma al contrario confermi la mancanza dei parametri di legge. Innanzitutto emerge l’assenza di un’effettiva autonomia idrica, poichè durante i mesi estivi o di forte siccità Palma di Montechiaro deve acquistare risorsa idrica esterna da Siciliacque, condizione che la giurisprudenza considera incompatibile con la deroga dell’autonomia. A ciò si sommano le criticità strutturali: la rete idrica risale agli anni ’60 e sono ancora in corso impegni per l’installazione dei misuratori alle utenze. Sul fronte della depurazione, viene ricordato il sequestro preventivo dell’impianto comunale del marzo 2025 per assenza di autorizzazione allo scarico, quadro inserito nelle procedure d’infrazione europee contro la Regione Siciliana. Mantenendo la gestione diretta, infine, il Comune si sarebbe sottratto al sistema tariffario unico regolato dall’Autorità Nazionale e ai controlli sulla qualità tecnica del servizio.

Un altro punto cardine riguarda il principio dell’unicità e della solidarietà di tariffa sancito dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 93/2017. Mantenere un comune di circa 22.000 abitanti fuori dal perimetro comune creerebbe un’asimmetria di sacrifici: mentre i Comuni adempienti come Agrigento sostengono i costi fissi e i debiti di startup del gestore unico, l’uscita o la permanenza autonoma di un singolo ente priverebbe il sistema di una quota importante di utenti, incamerando direttamente le tariffe locali ed estromettendosi dalla ripartizione degli investimenti generali.

Infine, la nota sottolinea i rischi economico-finanziari per il gestore pubblico. Il mancato trasferimento delle 8.260 utenze di Palma di Montechiaro sottrae flussi tariffari indispensabili per la sostenibilità del Piano Economico Finanziario e per l’ammortamento degli investimenti a beneficio di tutto il bacino d’utenza. Inoltre, assecondare la proposta in contrasto con la diffida del Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti esporrebbe i componenti del Consiglio Direttivo dell’Ati a precise responsabilità patrimoniali ed erariali dinanzi alla magistratura contabile per concorso nel blocco dell’unificazione della gestione.

La nota firmata dall’assessore Giuseppe Riccobene si conclude con la formale richiesta di ritirare immediatamente la proposta. Qualora l’atto venisse confermato o votato, l’Amministrazione di Agrigento ha annunciato che trasmetterà la documentazione alla Procura Regionale della Corte dei Conti, all’Anace all’Assessorato regionale competente per sollecitare l’esercizio dei poteri ispettivi e sostitutivi.

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