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Il pentito della Stidda svela le rotte della droga: “Siamo arrivati ad Aragona e a Palma abbiamo…”

Il pentito svela nomi, organigrammi e dinamiche della Stidda fino ad arrivare al cuore della provincia di Agrigento. Grandangolo pubblica un primo verbale del figlio del boss Cavallo

Pubblicato 9 ore fa

Giuseppe Cavallo, figlio di Aurelio Cavallo, potente boss della Stidda di Gela, il cosiddetto “clan dei pastori”, ha deciso di collaborare con la giustizia. E lo fa, ormai, dalla fine del 2024 quando ha cominciato a riempire pagine e pagine di verbali svelando dinamiche mafiose, organigrammi, traffici di droga e anche fatti di sangue rimasti fino ad oggi dei “cold case”. Le dichiarazioni del pentito sono al vaglio dell’autorità giudiziaria ma Cavallo, figlio di uno storico boss, divenuto lui stesso punta di diamante della Stidda, sa molte cose. E tante di queste, inevitabilmente, riguardano la provincia di Agrigento dove la Stidda – nonostante una sanguinaria guerra di mafia tra gli anni ottanta e novanta – è ancora radicata. Grandangolo, in questa occasione, pubblica le dichiarazioni del collaboratore e, in particolare, quelle contenute nel verbale dell’11 novembre 2024. In questo stralcio Cavallo indica i componenti del suo clan e descrive la redditizia attività del traffico di stupefacenti che arriva fino all’Agrigentino. Ecco cosa dice.

Al vertice della mia organizzazione c’ero io e, accanto a me, mio fratello Salvatore Cavallo. Le decisione strategiche le prendevamo insieme. Quando vengono scarcerati soggetti che appartengono alle famiglie storiche, li consideriamo non pari grado ma neppure a livello di manovalanza. Della mia associazione fanno parte Emanuele Grasso, John Parisi, Salvatore Ascia, Walter Sardella, Andrea Casciana, Aleandro Di Pietro, Orazio Di Pietro, Carmelo Di Pietro, Giuseppe Di Pietro, fratello di Alessandro, Paolo Di Giacomo, figlio di Nunzio, Gabriele Giannone, Saverio Susino, Paolo Portelli, Maurizio Smorta, Giuseppe junior La Cognata, nipote di Peppe Zorro, Angelo Lombardo, Ignazio Turco, Marco Nicastro, Vincenzo Nicastro, Gaetano Azzolina e con l’uscita dalla carcerazione Giovanni Di Giacomo, Roberto Giacquinta, Orazio Fasciana, Nunzio Cavallo, Ivan Casciana detto Ivanuccio. Giovanni Di Giacomo è mio pari. Dalla sua scarcerazione ci siamo incontrati solo due volte perchè poi sono stato arrestato. Prima dell’arresto suo e del fratello Bruno, loro si occupavano principalmente di estorsioni, mentre io e il mio gruppo eravamo prevalentemente impegnati nel traffico di stupefacenti. Noi e i Di Giacomo abbiamo legami di parentela e noi Cavallo non siamo mai stati sotto nessuno.”

Il collaboratore di giustizia svela poi le rotte del traffico di stupefacenti facendo i nomi dei referenti nei vari paesi anche dell’Agrigentino:Per tanti anni, con Di Gennaro Crocifisso non ho voluto avere a che fare. Tramite Mauro  abbiamo instaurato un’amicizia. Mauro mi ha parlato bene di lui. Di Gennaro si è aperto una rivendita di caffè e Mauro mi ha chiesto se potevamo cedergli della cocaina. Sono andato a parlarci personalmente e mi ha fatto una buona impressione. Mi ha detto che rispetto al passato facendo compravendita di sostanza stupefacente in quantitativi inferiori e che aveva un ragazzo di fuori che gliela spacciava e io mi sono detto disponibile a rifornirlo [..] So che Di Gennaro appartiene agli Emmanuello ma si tratta di un gruppo che è molto meno forte che in passato, per cui, quando io ho avviato i miei rapporti con Di Gennaro, non avevano una buona “strada” per la compravendita di stupefacenti. Quando io sono uscito dal carcere nel 2016, invece, gli Emmanuello, con Famao, avevano una buona “strada” per gli stupefacenti. Adesso abbiamo ottima qualità e prezzi bassi. Siamo arrivati persino ad Aragona. Un soggetto di Caltanissetta scarcerato da poco, Falzone, presentatosi come grossista, voleva venderci dello stupefacente a 36 euro al grammo ma era di scarsa qualità. Ho mandato un Nicastro a prendere mezzo chilo della nostra, di qualità superiore, che gli ho proposto a 35 euro al grammo. Ha subito detto di volerla acquistare ed è venuto da me in campagna, perché siamo entrambi pastori. Ogni settimana ci incontravamo per fare il punto sul dare e avere e concordare eventuali cessioni per la settimana successiva. Non facevamo chiamate, ci incontravamo soltanto in campagna. Il ragazzo di Mazzarino, nipote dei Sanfilippo, al quale ho fatto riferimento durante il precedente interrogatorio, è Francesco Farchica, nipote di Marcello. Da Mazzarino è venuto anche un altro ragazzo che si chiama Alessandro. A Caltagirone avevamo individuato un ragazzo che si chiama Grasso che lavorava con un socio. Il nome dello stiddaro di Niscemi che in precedenza non ricordavo è Parisi. A Niscemi però abbiamo individuato Bergamo, anche se suo padre aveva una storia in Cosa nostra. Ma Bergamo era molto più operativo di Parisi. Anche ad Aragona avevamo individuato, per la cessione di stupefacenti, due ragazzi il tuo zio era uno stiddaro ed era stato ucciso nella guerra di mafia. Erano le persone che cercavano noi, ma io cercavo sempre di avere delle referenze. Anche da Sommatino venivano persone ad acquistare dal genero di Tasca, Pasqualino. Anche noi tramite Farchica eravamo arrivati a questi soggetti di Sommatino. I soggetti di Sommatino sono due fratelli che hanno alcuni animali, dei quali in questo momento non ricordo il nome. A Palma di Montechiaro abbiamo i Di Falco [..]

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