“Aica paghi 11 milioni di euro”, il tribunale delle imprese dà ragione a Siciliacque
Il sovrambito aveva proposto un decreto ingiuntivo per somme risalenti negli anni, adesso è arrivato il pronunciamento
Il tribunale di Palermo, sezione imprese, ha emesso il verdetto nella causa promossa dal sovrambito nei confronti di Aica, ordinando il pagamento di una somma che supera gli 11 milioni di euro per canoni idrici non corrisposti nel corso del tempo. Una decisione che arriva al termine di un contenzioso complesso, segnato in passato da forti tensioni e da criticità dell’approvvigionamento idrico poi rientrate grazie ai tavoli tecnici istituiti nel capoluogo siciliano e la volontà della società pubblico-privata di far rientrare la crisi.
Nel dettaglio della battaglia legale, Siciliacque aveva avanzato una richiesta di condanna pari a 12.444.815,47 euro, a cui si sarebbero dovuti aggiungere gli interessi di mora previsti dalla convenzione originaria stipulata nel 2009 con la Girgenti Acque. Dal canto suo, la difesa di Aica ha provato a ribaltare il quadro giocando la carta del “Favara di Burgio”: la tesi sostenuta dalla consortile puntava a dimostrare che l’infrastruttura acquedottistica, ricadendo interamente nel territorio agrigentino, fosse stata inserita erroneamente tra i beni in concessione a Siciliacque e non potesse essere considerata un acquedotto di sovrambito, riducendo drasticamente l’ammontare del debito.
Un tentativo analogo era stato fatto in passato anche per l’acqua dissalata dell’impianto di Porto Empedocle, prima che la forte reazione della Regione facesse calare il silenzio sull’argomento. Il giudice, tuttavia, esaminati gli atti, ha accolto solo parzialmente l’istanza di ingiunzione. L’eccezione sollevata da Aica è stata giudicata non meritevole di accoglimento in questa fase, sebbene non sia stato del tutto escluso un approfondimento futuro. La vera boccata d’ossigeno per la consortile arriva sul fronte degli interessi: il tribunale ha infatti escluso quelli di mora maturati da settembre 2021 in poi, rilevando che tale metodo di rendicontazione non era stato formalmente concordato tra le parti. Scomputando inoltre il pagamento parziale di 743.373,53 euro già versato da Aica durante il giudizio, la sorte capitale è stata rideterminata esattamente in 11.501.441,94 euro.
L’ordinanza è stata dichiarata provvisioramente esecutiva alla luce del persistente inadempimento della debitrice, riscontrato anche in relazione ad altri contenziosi pregressi, con l’aggiunta della condanna al rimborso delle spese di lite. Resta ora da capire come la consortile farà fronte a un esborso di tale portata.
Visti i chiari di luna finanziari, l’ipotesi più concreta è che la società tenti di guadagnare tempo prezioso, confidando nell’arrivo di una nuova tranche di fondi regionali per tamponare l’emergenza.




