Agrigento

Ecua, il rinnovo della governance ostaggio della politica

L'assessore regionale Turano parla di vicenda tutta interna agli equilibri politici, e auspica una rapida soluzione

Pubblicato 2 ore fa

C’è una lettera che nessuno riesce a trovare e che, però, è a monte di tutto. Stiamo parlando della missiva che (ricostruisce il presidente uscente di Ecua Giovanni Perino, dimessosi a settembre per motivi personali ma di fatto ancora in carica) ha portato all’attuale stallo nel rinnovo degli organismi del consorzio universitario agrigentino.

Un documento ritenuto non secondario e soprattutto non firmato da una persona qualsiasi, ma una determinazione dell’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano che ha spinto appunto Perino, funzionario del medesimo Assessorato, a rinviare “a data da destinarsi” l’assemblea dei soci che avrebbe dovuto ratificare le nomine di Nené Mangiacavallo e Raffale Sanzo.

Questa lettera, pare, non è nelle disponibilità del Consorzio universitario né tantomeno dei soci (Comune di Agrigento e Camera di Commercio), al punto che persino il prefetto Salvatore Caccamo – che ieri ha incontrato prima i funzionari di Ecua e poi il Cartello sociale – ha manifestato il proprio stupore per l’evanescenza di una lettera tanto rilevante e istituzionale.

Tutti a cercare questo testo anche se, alla fine, si scopre che dietro tutta questa vicenda non vi sia alcun mistero ma una “semplice” vicenda tutta interna alla politica.

Grandangoloagrigento.it, registrato il silenzio dei soci ma anche del presidente uscente Perino (che ha risposto alle sollecitazioni telefoniche solo fintanto che non ha capito che stava parlando con lo scrivente giornalista), si è rivolto direttamente all’assessore regionale alla Formazione Turano, ricevendo questa dichiarazione in merito alle vicende connesse allo stop della nomina di Mangiacavallo.

“Il dottore Perino – afferma l’assessore Turano – ha garantito la gestione del consorzio universitario e lo continuerà a fare, nel periodo di vacatio, fino a quando l’Assemblea non insedierà i nuovi vertici. Pur tuttavia, non nego tensioni politiche, non legate alla persona (Nenè Mangiacavallo ndr), su cui sono certo si troverà una sintesi. Il mio auspicio è che tutti continuino a lavorare, anche in questa fase, con senso di responsabilità, nell’interesse del consorzio e chiaramente degli studenti, che sono e restano la nostra priorità”.

“Tensioni politiche” quindi. Una definizione che finalmente da un quadro chiaro della situazione ma che vanifica, ad esempio, l’impegno del prefetto Caccamo, che avrebbe voluto realizzare un incontro istituzionale sul tema con i soci di Ecua e comprendere come superare uno stallo che è, ora sappiamo formalmente, solo connesso allo scacchiere regionale delle nomine e dei pesi e contrappesi dei partiti.

Spostandoci nel campo delle ricostruzioni (chiaramente infondate), c’è infatti chi vocifera che a Turano sia stata chiesta – senza alcuna possibilità di replica – la testa di Mangiacavallo. E questo sia per inimicizie personali di un pezzo del centrodestra sia per una questione pratica: la nomina sarebbe stata infatti in quota Democrazia cristiana e il partito, come noto, non naviga in nuove acque. A questo si aggiunge inoltre un altro aspetto, cioè la storica inimicizia personale tra il sindaco di Agrigento Micciché e Mangiacavallo: il capoluogo è il socio di maggioranza e il suo rifiuto può davvero prolungare di molto questo stato di cose.

Ritirare la nomina di Mangiacavallo, tuttavia, non è semplice da un punto di vista procedurale: per sospendere il decreto servono infatti motivazioni concrete (e quelle politiche non sono contemplate) e per annullarlo serve un atto amministrativo di segno contrario.

E quindi? Come molti ipotizzano la soluzione strategica sarebbe quella di uno stallo quanto più lungo possibile fintanto che la situazione che la politica non trovi una sintesi o che le condizioni di Ecua non siano tanto gravi da invocare un commissariamento “salvifico” che rimetterebbe la palla al centro.

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