Il ”Pope” di Sorrentino e il Papa del cardinale Montenegro

Diego Romeo

Agrigento

Il ”Pope” di Sorrentino e il Papa del cardinale Montenegro

di Diego Romeo
Pubblicato il Feb 21, 2017
Il ”Pope” di Sorrentino e il Papa del cardinale Montenegro

“The young pope”, la fiction di Sorrentino trasmessa da Sky e da gennaio in altre parti del mondo, non lascia indifferenti. 

Il cardinale Montenegro

Il cardinale Montenegro

Piaccia o no è un prodotto di alta potenzialità che svetta in un momento di invasione di fiction tv americane e non.

Spallate alla Chiesa ne da abbastanza, basti pensare al  personaggio del card. Voiello  e con un Pio XIII che intuisce i suoi discorsi e continuamente, quasi un duello, li rilancia al segretario di Stato.

Fiction spettacolare ma anche seriosa, che non si lascia cullare dai meccanismi tipici delle serie televisive che l’hanno preceduto tipo Gomorra e Romanzo criminale. Un rifiuto che consente a Sorrentino di  giungere a maggiori contenuti che toccano lo spartiacque del potere temporale e spirituale, contraddizioni e ingiustizie, umiltà e ambizioni, meschine tensioni tra sacro e profano.

Non è un caso che The young pope sia stato trasmesso mentre sul soglio pontificio siede Papa Bergoglio, opposto e complementare al Pio XIII di Paolo Sorrentino. A ben vedere, probabilmente il significato del suo Papa, senza che se ne rendesse conto, glielo ha suggerito il nostro Papa Francesco.

Quando ci siamo recati in vescovado per la conversazione che l’arcivescovo ci ha concesso, don Franco ci dice di avere già visto e soppesato la fiction, inutile sottoporgli le cinque cartelle dell’audio sbobinato in riferimento  al colloquio di “Pope Belardo” col presidente del consiglio italiano e poi il discorso ai cardinali nella cappella Sistina.

Le parole di don Franco sono  quelle della bontà e misericordia e allo stesso modo richiamano il volto severo della dottrina, con buona pace degli “accusatori” cosiddetti di destra che probabilmente hanno dimenticato una frase chiave di Papa Bergoglio rivolta ai cardinali e che aprì il suo pontificato: ”Quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la modernità del diavolo”.

“Io penso che il Papa per adesso stia facendo  un lavoro molto semplice, sta prendendo il Vangelo in mano e lo sta leggendo  ad alta voce. Ed è strano che stiamo sentendo difficoltà per questo, perché dovremmo dire “ma per noi è normale”. Magari considerando che ci siamo un po’ distratti, ci siamo qualche volta fermati, o abbiamo rallentato il cammino, però questo scossone che ci sta dando il Papa ci mette un po’ in difficoltà, se poi ci pensiamo dovremmo riconoscere che non ci sta dicendo nulla di nuovo. Siamo noi che probabilmente non ricordavamo più quelle parole che il Papa con le sue parole e i suoi gesti ci sta ricordando. E’ chiaro che questo ci riserva una forte scossa perché devo togliermi dalla mia tranquillità, da quella fede vissuta in maniera compassata e calcolata per entrare in quella dimensione di avventura e di rischio di cui lui parla e lui stesso dice che non è facile perché sto più sicuro nella mia camera dove tutto è pronto  e molto più difficile scendere per strada dove l’imprevedibile e l’imprevisto continuano a venirmi incontro”.

Diventa una boutade le rimostranze della cosiddetta destra conservatrice così come di solito viene indicata.

“E’ vero  il fatto che noi vogliamo essere perfezionisti in estremisti di destra ed estremisti di sinistra e allora noi dovremmo essere estremisti di centro, tanto per stare nella battuta, ma è il Vangelo che mi chiede di mettercela tutta e risolleva discorsi  estremi , tante citazioni dove l’uomo cerca di sfidare se stesso e credo che anche la fede è estrema, non integralista, estrema per modo dire,  ha come radice la parola martirio, ecco perché poi per il credente c’è quella parola che detta in una certa maniera può sembrare soft, cioè testimone,  quando sappiamo che quella parola testimone  ha come radice la parola martirio. Allora il cristiano sa che deve vivere ogni giorno col cuore del martire nel senso che sa di dover dare la sua vita per Dio e i fratelli”.

Nel dialogo col Presidente del Consiglio ci sono al solito  due poteri, temporale e spirituale  che si confrontano. (Ne riportiamo per i lettori alcuni passaggi essenziali)E le avevano detto che il nuovo Papa è Un uomo molto più intelligente di lei?

No, perché non è vero. Sa qual è la differenza fra lei e me, santo Padre?

Sentiamo.

La differenza è che io sono stato eletto con il 41% dei consensi, questo 41% esiste, lei è stato eletto da Dio e non è una cosa certa che Dio esista.

Bene. C’è un altro elemento degno della sua considerazione. Mettiamo il caso che Dio esista veramente, si rende conto in quanto tempo impiegherebbe a spazzare via quel 41% dalla superficie della terra?

(ride) E dov’è che Dio  fulminerebbe quel 41%? Mentre votano alle prossime elezioni? Oppure a casa mentre guardano la tv? O mentre dormono?

Mentre votano alle prossime elezioni. Io quanto vicario di Gesù Cristo sarò tanto lieto di aiutare Dio a cancellare quel 41%

(ride)

Se lei non la finisce di fare il cretino sarò per forza costretto a dimostrarle che Dio esiste.

“E’ una  fiction televisiva  e del resto l’abbiamo sempre detto e il Papa l’ha detto che anche la Chiesa è peccatrice, e non per questo volta le spalle a Dio, un potere che sa cosa è il peccato  proprio per questo deve mettersi accanto ai peccatori e questo non vuol dire che sol perché è peccatrice deve voltare le spalle a Dio. Anche per la Chiesa c’è la fatica della fedeltà, fedeltà alla parola di Dio, la Chiesa è fatta di uomini e quando ci sono alcuni che deludono o  tradiscono, ce ne sono altri che con fedeltà vivono. Il Papa lo ha ripetuto più volte che ci sono più martiri di ieri. Quindi non è vero che la Chiesa è diventata grigia. Che ci possano essere delle macchie si, ma quando c’è il senso della vitalità  e quando c’è il cristiano che è disposto a rimettere in gioco se stesso e la propria vita per il Vangelo, questo è quel segno di luce, di forza e di speranza che rimbalza sul mondo e senz’altro produrrà  altra luce”.

A un certo punto nel discorso ai cardinali  il pope di Sorrentino dice”: non voglio fedeli a mezzo servizio ma voglio un grande amore”. (Per i lettori ecco le frasi)

Fratelli cardinali, noi dobbiamo tornare ad essere proibiti, inaccessibili, questo è l’unico modo in cui torneremo ad essere desiderati, questo è l’unico modo in cui nasce una storia d’amore, e non ho più voglia di  vedere fedeli a mezzo servizio, io voglio solo grandi storie d’amore, io voglio dei fanatici di Dio perché il fanatismo è amore. Tutto il resto è soltanto un surrogato. Con il papato precedente la Chiesa ha avuto grandi dimostrazioni di affetto, è diventata molto popolare. Abbiamo ricevuto moltissima stima, siamo sommersi di amicizia, solo che io non saprei cosa farne dell’amicizia che mi ha concesso questo mondo, quello che voglio è l’amore assoluto e la totale devozione a Dio. Questo significa che sarà una chiesa per pochi? Si, è una ipotesi. Le pubbliche piazze sono state riempite forse, ma i cuori sono stati svuotati di Dio. L’amore si può misurare solo con l’intensità il che vuol dire fedeltà assoluta all’imperativo. Fissate questa parola in fondo alle vostre anime, imperativo. Da questo giorno in poi è questo che il Papa vuole, è questo che la Chiesa vuole, è questo che Dio vuole. La liturgia dunque non sarà più un appuntamento mondano ma lavoro e il peccato non sarà più perdonabile. Io non mi aspetto nessun applauso da parte vostra, nessun grazie verrà pronunciato nè da me e neanche da voi. Avete già capito che questo Papa non ha timore di perdere dei fedeli che questi siano stati anche leggermente infedeli e questo vuol dire che questo Papa non negozia su niente e questo vuol dire che questo Papa non è ricattabile. Da questo giorno in poi la parola compromesso è dunque bandita dal nostro vocabolario. L’ho cancellata io. Quando Gesù volontariamente salì sulla croce,   non fece nessun compromesso, neanche io. Amen.

“E questo lo dice Gesù duemila anni fa. E’ la storia di sempre, è il rischio che abbiamo e che corriamo,  abbiamo la fede che avvicina a Dio e l’abbiamo trasformata in religione, inferno di vita che si aggancia nella fede. Purtroppo  c’è questa realtà che noi abbiamo distratto il nostro cuore e il nostro sguardo da quello che è  l’essenziale, siamo andati a cercare il companatico e quando ci sediamo a tavola e c’è troppo companatico pure la pasta può dare anche fastidio. Il Papa sta dicendo torniamo alle origini, al Vangelo, viviamo questa pagina e allora è il Vangelo stesso che mi richiede o tutto o niente perché la fede non è io faccio determinate cose, la misura della fede è l’amore. Amo Dio e amo i fratelli, senza amore è una fede a metà e la fede a metà non esiste. Io amo o non amo. Se dico a una persona ti amo al 50% quello non mi sente neppure amico”.

Sempre nel discorso ai cardinali il pope di Sorrentino sembra voler tirare i remi in barca. E’ pur sempre una fiction ma un  papa post Bergoglio  può accadere che si esprima in questo modo?

(Le frasi rivolte ai cardinali)

Da oggi in poi noi non ci siamo. Ci siamo, ma soltanto per Dio. Da questo giorno in poi tutto quello che era aperto diventerà chiuso. L’evangelizzazione?  L’abbiamo già fatto. L’ecumenismo? L’abbiamo già predicato. La tolleranza? Non abita più qui. Ha lasciato la casa al nuovo inquilino. Sono anni, troppi anni che andiamo noi verso gli altri. Ora non andiamo da nessuna parte. Noi stiamo qui perché noi siamo il cemento e il cemento non si muove. Noi siamo cemento e il cemento non ha finestre. Noi non guardiamo il mondo .Soltanto la Chiesa possiede il carisma della verità…diceva sant’Ignazio di Antiochia, ed aveva ragione, non abbiamo motivo di guardare il mondo.

“Quello che sarà domani non lo so. Se io dovessi vedere adesso  il filo rosso che lega l’oggi al ieri direi che c’è stato tutto un cammino nel progredire. Da Giovanni XXIII  e anche quella figura ieratica di Paolo VI e se io leggo attentamente i suoi discorsi è un Papa attuale e ha fatto discorsi coi quali  i discorsi di Papa Francesco combaciano e lo stesso Giovanni Paolo I che ha avuto il tempo di affacciarsi alla finestra  e in quell’attimo ha dato  tanta di quella luce e poi Papa Giovanni Paolo II, ecco c’è tutto un cammino in crescita, non c’è stato mai un ritornare indietro. Come per la contabilità umana  per fare il Papa si contano pure i voti , però poi ci accorgiamo che c’è il progetto di Dio che va avanti e mi ritengo fortunato di essere vissuto in questo tempo e il vedere come da Papa Giovanni, Dio ci sta conducendo per mano. E’ una strada faticosa  però c’è un cammino da fare  e Papa Francesco ci sta indicando la via. Quando venne a Lampedusa lui ha dimostrato di essere Mosè perché ha indicato la strada da fare. Come il popolo ebreo che a un certo punto perse di vista il rapporto con Dio allora Mosè disse che la strada c’era. Occorre investire nel futuro e sapere che c’è un progetto che sta sviluppandosi”.

Quel non expedit rivolto al presidente del consiglio  della fiction, lo ritiene attuale? Mi riferisco anche alle critiche recentemente rivolte dalla Cei alla politica italiana.

(Pio XIII al Presidente del Consiglio)

Poi poche settimane prima delle elezioni il Papa dice ai cattolici due sole parole, non expedit. Lei sa cosa vuol dire?

No.

Certo che non lo sa, è troppo giovane. Il non expedit fu inaugurato da Pio IX nel 1868 e poi eliminato da Benedetto XV nel 1919. Indovini cosa posso fare io? Il Papa può ripristinare il non expedit, i cattolici andranno su Google a cercarne il significato. Ma cosa vuol dire? Il mio non expedit vuol dire che il santo Padre decreta che è inaccettabile per un cattolico andare a votare alle elezioni italiane.E lei sa cosa ci dicono gli stessi studi che lei commissiona? Ci dicono che il numero di italiani che si identificano come cattolici rappresenta l’87% di tutta la popolazione. Lei magari mi dirà che potrebbero disobbedirmi. Ma mentre un cattolico potrebbe disobbedire al Papa non disobbedirebbe mai a Cristo. Sono già il primo, ma mi creda se lo voglio posso riuscire ad accreditarmi facilmente anche come il secondo. E quando lo farò, lei perderà le elezioni. Ecco come funziona. Signor primo ministro, cosa vede in questo specchio?

Vedo due uomini uno dei quali vestito in modo un po’ strano.

Io vedo invece  due eventi mediatici. Uno dei due è già avvenuto ed è lei, il secondo invece sta per avvenire. E dunque avendo dimostrato a lei l’esistenza di Dio, l’incontro è terminato.

“La Chiesa deve difendere l’uomo e quando l’uomo non è riconosciuto nella sua dignità, quando stanno aumentando i poveri, la Chiesa deve parlare , deve difendere l’uomo, non è problema di battere i pugni sul tavolo, però  se dovessimo strappare tutte le pagine che parlano dei poveri nel Vangelo resterebbe soltanto la foderina. La Chiesa che vive e vuol vivere il Vangelo deve ricordare che c’è un uomo da difendere e  a cui dare  dignità, questo lo deve sempre fare perché essere Chiesa non significa guardare solo il cielo e sognare il Paradiso, essere Chiesa significa fare in modo  che anche questa terra cominci a essere Paradiso secondo il progetto iniziale di Dio. Non credo al non expedit ma il ricordare che determinate scelte e atteggiamenti non sono fedeli all’uomo”.


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