Bitz “Montagna”, le intercettazioni: “Mafia agrigentina più pericolosa di quella palermitana”
Dopo l’operazione antimafia “Montagna”, di qualche mese fa, un dato che è emerso dalle dichiarazioni dei vari collaboratori di giustizia, sentiti dagli inquirenti, e che stanon svelando fatti, luoghi e retroscena legati alle consorterie mafiose della prvincia, è che, dopo le operazioni Cupola e Nuova Cupola la mafia agrigentina si stava riorganizzando: se in alcuni […]
Dopo l’operazione antimafia “Montagna”, di qualche mese fa, un dato che è emerso dalle dichiarazioni dei vari collaboratori di giustizia, sentiti dagli inquirenti, e che stanon svelando fatti, luoghi e retroscena legati alle consorterie mafiose della prvincia, è che, dopo le operazioni Cupola e Nuova Cupola la mafia agrigentina si stava riorganizzando: se in alcuni casi riemergevano personalità legata alla vecchia Cosa Nostra, come il boss di Sciacca Salvatore Di Gangi finito in manette questa notte, dall’altra vi era in atto una vera e propria metamorfosi con l’immissione nei ruoli di vertice delle famiglie anche di persone incensurate come nel caso di Giuseppe Nugara, considerato il boss di San Biagio Platani.
Una fotografia puntuale e chiara, quella che ci consegnano oggi le forze dell’ordine, da cui emergono contatti tra i clan agrigentini e le ndrine calabresi, come quelli avvenuti tra i Fragapane di Santa Elisabetta e i Bellocco di Rosarno. Una mafia, quella agrigentina, che gli stessi indagano, intercettati, definiscono “fiore all’occhiello” di Cosa Nostra siciliana, anche più di quella palermitana.
“La mafia agrigentina è molto più pericolosa e seria di quella palermitana. È il fiore all’occhiello di tutti…”. A dirlo non è un investigatore, ma un esponente dell’organizzazione che parla con altri esponenti di Cosa nostra, senza sapere di essere intercettato durante le indagini che hanno portato poi al blitz antimafia “Montagna”.
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