Agrigento

Migranti, il tribunale Agrigento riconosce condizione schiavitù in Libia

La Corte d’Assise di Agrigento ha riconosciuto come “schiavitù” la condizione in cui sono tenuti i migranti nei campi illegali in Libia. La pronuncia si unisce a quella storica già ottenuta dalla Corte d’Assise di Milano a ottobre 2017. “Le condizioni disumane nei centri di detenzione in Libia permangono ancora oggi”, ha affermato in una nota Amarilda […]

Pubblicato 8 anni fa

La Corte d’Assise di Agrigento ha riconosciuto come “schiavitù” la condizione in cui sono tenuti i migranti nei campi illegali in Libia. La pronuncia si unisce a quella storica già ottenuta dalla Corte d’Assise di Milano a ottobre 2017.

“Le condizioni disumane nei centri di detenzione in Libia permangono ancora oggi”, ha affermato in una nota Amarilda Lici, avvocato dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), che ha seguito il caso per l’associazione, ammessa parte civile al processo per sostenere le quattro parti offese.

I fatti cui si fa riferimento sono stati commessi nei primi mesi del 2017 in uno dei ‘campi di raccolta’ di Sabratha, centri di detenzione non ufficiali gestiti da gruppi armati libici con la collaborazione di altri migranti che ricoprono il ruolo di controllori all’interno del campo. Per questi motivi un cittadino gambiano è stato condannato in base all’art. 600 del codice penale (Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù) per aver ridotto in schiavitù un gruppo di migranti che attendevano nel campo la partenza verso l’Italia

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