Radicali in visita al carcere “Petrusa” di Agrigento per una maggiore civiltà giuridica
Una delegazione del Partito Radicale con Sergio D’Elia della presidenza del partito e accompagnata dagli avvocati agrigentini del direttivo Camera penale, Gianfranco Pilato e Giovanni Salvaggio, ha fatto visita stamane al carcere “Petrusa” di Agrigento nell’ambito della iniziativa che vede il Partito Radicale impegnato sul referendum “Separazione carriere magistrati”. Una raccolta di firme sulla proposta […]
Una delegazione del Partito Radicale con Sergio D’Elia della presidenza del partito e accompagnata dagli avvocati agrigentini del direttivo Camera penale, Gianfranco Pilato e Giovanni Salvaggio, ha fatto visita stamane al carcere “Petrusa” di Agrigento nell’ambito della iniziativa che vede il Partito Radicale impegnato sul referendum “Separazione carriere magistrati”.
Una raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare dell’Unione delle camere penali italiane per la separazione delle carriere dei magistrati.
“Una esperienza, quella di oggi, soddisfacente – ci ha detto in una improvvisata conferenza stampa l’avv. Salvaggio vice presidente della Camera Penale – domani ci sarà un altro incontro con altri detenuti che firmeranno per portare a compimento questa proposta di legge. Alla separazione delle carriere dei magistrati noi diamo una grande importanza per lo sviluppo del processo e per avere un processo equo”.
Gli ha fatto eco il segretario Gianfranco Pilato che mette l’accento sulla “battaglia di civiltà giuridica che l’Unione camere penali si è intestata insieme al Partito Radicale e che sta trovando l’assenso dei detenuti che oggi hanno apposto la loro firma. Già gli altri paesi europei sono dotati di questa legge e l’Italia dovrà al più presto adeguarsi. Con le forze politiche amanti della legalità e delle battaglie civili raggiungeremo questo importante traguardo”.
Altri aspetti dell’iniziativa radicale prevedono la soppressione del 41bis e dell’ergastolo, un argomento che prevede un dibattito sociale e un consenso ad alto livello.
L’avv. Pilato lo fa notare sottolineando la necessità di un confronto molto serrato per il futuro prossimo.
Ed è qui su questi problemi che probabilmente il Partito Radicale ritrova una maggiore unità interna.
La risposta ce la da il rappresentante della presidenza del Partito Sergio D’Elia: ”Abbiamo deciso di sostenere questa campagna perché l’Italia sia un paese non governato da uno stato di emergenza ma dallo Stato di Diritto. Quindi principi costituzionali ma anche nazionali e internazionali. La separazione delle carriere è solo un effetto che può aiutarci a tentare di salvare questo nostro paese. L’amministrazione della giustizia è decisiva nella vita politica e civile di un paese, se non c’è una giustizia giusta non si potrà dire che sia un paese civile. In Italia non c’è il giudice terzo con la sua funzione paritaria tra accusa e difesa che possa rendere più credibile il processo. Il nostro tour è giunto alla quinta tappa ma ne avremo fin oltre la metà di agosto. Per rispondere alla sua domanda noi siamo qui anche per salvare il Partito di Marco Pannella che ha speso tutta la sua vita per la giustizia. Questo Partito radicale rischia di scomparire se non raggiungiamo almeno tremila iscritti entro la fine di quest’anno. Il Partito Radicale è quello che esce dal Congresso di Rebibbia in cui la mozione congressuale è stata votata da due terzi dei congressisti . Le imitazioni radicali sono varie nel panorama italiano, di quelli che vogliono presentarsi alle elezioni. Ci sono i radicali elettorali. Invece il Partito Radicale è quello che non si presenta alle elezioni e dove tutti si possono iscrivere perché non è concorrente di altre tessere.. Questo è il Partito Radicale. Diffidare dalle imitazioni”.






