Rapinatore rimane ucciso, ma è legittima difesa, il parroco: “Buona notizia”
Don Marco Damanti si dice addolorato per la morte di un uomo, ma aggiunge "Che possa servire da insegnamento"
La notizia è: “Ladro ucciso da Jonathan Rivolta durante la rapina in casa sua a Lonate, il pm: “È legittima difesa”. La vicenda tiene banco ormai da alcuni giorni: Rivolta è un ricercatore universitario 33enne che, nel Varesotto, si è scagliato contro due rapinatori che erano entrati in casa sua. Durante la colluttazione uno dei malviventi, il 37enne Adamo Massa è stato accoltellato al petto. Dopo essere stato colpito è stato trascinato dai complici e abbandonato al pronto soccorso dell’ospedale di Magenta, dove è morto poco dopo per le gravi ferite riportate al torace.
La procura ha ritenuto non ci siano elementi per procedere contro Rivolta, che si sarebbe solo difeso. Il caso, come sempre spacca l’opinione pubblica tra chi si indigna e chi invece approva. E tra i secondi, nel mare magno dei social, troviamo anche qualcuno che, teoricamente non dovrebbe esprimere giubilo per l morte di una persona, per quanto un “ladrone”.

“Buona notizia. Mi spiace per chi ha perso la vita. Che possa servire da insegnamento”. A commentare il link di un articolo di Repubblica sulla vicenda che abbiamo appena raccontato è don Marco Damanti, per anni parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo e da ottobre trasferito tra Campobello di Licata e Ravanusa.
Sotto il post qualcuno applaude, qualcun altro lo mette in “guardia”: “Adesso le darano del fascista”.
Grandangoloagrigento.it ha contattato direttamente don Marco, il quale ha ribadito il proprio pensiero. “Salve il mio è un pensiero normale. Penso non abbia nulla di eccezionale il fatto che una persona si è difesa a casa sua, provocando ahimé la morte di una persona”
Ed effettivamente è quello che stabilisce il catechismo cattolico. “L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale: «Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui”.





