Agrigento, si è rotto il Centrodesta: è bastata una poltrona per far saltare la coalizione
Dopo una sfiancante campagna elettorale terminata con una sconfitta, gli alleati alla Regione si sono scoperti nemici giurati tra le mura di casa più di quanto non si immaginasse
Alla fine il centrodestra agrigentino si è rotto. Dopo una sfiancante campagna elettorale terminata con una sconfitta, gli alleati alla Regione si sono scoperti nemici giurati tra le mura di casa più di quanto non si immaginasse. E questo non per colpa di Lega e Dc, che hanno riposto le armi dopo l’aventinismo sfoggiato durante le Amministrative per porre le mani a “coppetta” e attendere un posto al sole, ma per uno scontro che nessuno forse si aspettava potesse deflagare con tanta rilevanza, quello tra Forza Italia e Mpa e Fratelli d’Italia.
Terreno dello scontro, quello forse meno prevedibile: un’aula “Sollano” in cui il centrodestra giocava con una superiorità schiacciante di ben 19 consiglieri su 25. Quello che si è chiaramente dimostrato però è che spesso non basta una somma aritmetica per determinare una maggioranza anche politica.
Così dopo il rinvio di fine maggio che sembrava frutto di una ritrovata volontà di sintesi (ma era solo un tentativo in extremis per spegnere i conflitti) è arrivato lo strappo che ha portato all’elezione di un esponente di Forza Italia alla Presidenza dell Consiglio comunale (Giovanni Civiltà), di uno del Mpa alla Vicepresidenza vicaria (Marco Vullo) e di un esponente della DC (Giovanni Nocera) alla seconda Vicepresidenza. Tutto alle spalle degli ex alleati di Fratelli d’Italia, che dopo le sortite in solitaria di Simone Gramaglia avevano ricevuto l’ordine di scuderia di votare il savariniano Gerlando Piparo.
Tentativo vano, con annessi interventi al vetriolo contro chi, sulla carta, cercava l’unità ma stava invece solo calibrando il colpo. E’ stato, a tutti gli effetti, il ritorno in grande stile del “Duopolio” Gallo-Di Mauro, termine coniato da Grandangolo ed entrato ormai nel lessico politico per indicare una doppia monade di potere che governa, a tutti gli effetti, la città.
Irrilevante o quasi il ruolo della maggioranza politica (ma minoranza aritmetica) di Pd e Controcorrente, che avevano provato a far eleggere Giampiero Carta, nome che fino ad un certo punto della serata Forza Italia e Mpa sembravano pronti a votare, salvo poi fare inversione a “U”.
Così non è strano che l’ira politica di FdI si abbatta sui fatti di Agrigento.
“Certamente mi è dispiaciuto quanto successo – ha commentato il commissario regionale Luca Sbardella – anche perché Lega e Dc hanno dimostrato più interesse a trovare l’unità di quanto abbiano fatto i nostri ex alleati – ci spiega -. Purtroppo ci sono soggetti che quando puntano i piedi non vogliono più scendere a patti con nessuno. Noi, dal canto nostro, abbiamo sempre cercato l’unità, anche in campagna elettorale, ma oggi riscontriamo che è un’esigenza che non avvertiamo tutti”.
E proprio sulle recenti amministrative e sul risultato disastroso del centrodestra Sbardella non fa sconti soprattutto nell’individuare le responsabilità. “Ci hanno costretto – dice – ad accettare un candidato sindaco che gli agrigentini hanno giudicato modesto e che ha portato ad un risultato altrettanto modesto”. Ma dopo i fatti di Agrigento ci sarà un confronto regionale? La risposta è no. “C’è poco da chiarire, certamente è un fatto locale e io guardo ad altro – conclude -. Certo è che il centrodestra di Agrigento potrà ripartire solo dopo che alcuni personaggi usciranno di scena”. Chi siano i personaggi Sbardella non lo chiarisce, ma i nomi di Roberto Di Mauro e Riccardo Gallo sono lì, sulla punta della lingua tanto che ad intervenire è stato il coordinamento regionale del Mpa. “Abbiamo letto con il rispetto dovuto, ma non senza un velo di stupore, le considerazioni che il commissario regionale di Fratelli d’Italia ha voluto affidare alla stampa – hanno scritto – perché l’invito rivolto ad alcuni protagonisti della vita agrigentina a uscire di scena nasce da un sentimento che comprendiamo, ma dimentica una circostanza non secondaria: nelle istituzioni si entra e si resta per volontà dei cittadini, i quali hanno appena pronunciato il loro verdetto”.
Il Mpa, inoltre, riferendosi alle parole rivolte a Lega e Dc da Sbardella, si dice sorpreso “dall’elogio riservato a quelle forze indicate come custodi dell’unità, le stesse che hanno scelto di difendere, con ammirevole costanza, una linea che gli elettori non hanno voluto premiare: rara fortuna, quella di ricevere complimenti per una sconfitta”.
Rispetto poi alla definizione di Dino Alonge quale candidato “modesto” in termini di risultati politici, il Mpa parla di “severo giudizio che non sembra maturato a urne chiuse, e che le convinzioni dei vertici, quando circolano in anticipo, pesano sull’animo degli iscritti più di qualunque avversario”. In sintesi, sembrano dire: che non ti piacesse Dino Alonge si era capito già in campagna elettorale.
“Del presunto duopolio, infine – concludono – diremo soltanto che esiste unicamente nelle parole di chi lo evoca, come comodo riparo dalle proprie responsabilità. Ci sia consentito allora un invito, formulato con franchezza: si mettano da parte le polemiche, che non costruiscono nulla, e ci si dedichi a ricostruire nei fatti ciò che qualcuno, con volontà precisa e seguendo un disegno che sembra puntare alla disgregazione del centrodestra, ha inteso incrinare. La nostra casa resta aperta a chi vuole partecipare a quest’opera nel segno del rispetto: chi preferisce il piccone alla cazzuola, non si stupisca poi di restare fra le macerie”.
E sui fatti in aula, è il consigliere di Forza Azzurri William Giacalone a respingere al mittente le accuse del partito della Meloni. “Nessuno è stato tenuto fuori dai vari incontri convocati per trovare una figura quanto più condivisa possibile, ma, con tutta evidenza, qualche forza politica ha preferito arrivare al voto in questa maniera – dice -. E i numeri in aula sono stati poco pietosi con chi ha preferito la conta al dialogo. La democrazia ha le sue regole, e quando il dialogo fallisce sono le maggioranze numeriche a garantirne il funzionamento, ed anche questo era ben chiaro a tutte le forze politiche”.
Giacalone, inoltre, apre uno spiraglio nuovo su quello che sarà il prossimo banco di prova del centrodestra. “Siamo al lavoro per completare il quadro del consiglio comunale con la costituzione delle commissioni permanenti, e ci approcciamo a questo impegno con lo stesso modus operandi rimanendo seduti agli stessi tavoli della democrazia per trovare una sintesi quanto più ampia possibile. Auspichiamo che ci sia più capacità di sintesi tra le forze politiche in aula Sollano nella consapevolezza che sono le regole della democrazia a governare il funzionamento del consiglio comunale”. Per la serie: avviso ai naviganti.


