Falsa partenza del maxi processo alla mafia di Villaseta e Porto Empedocle: giudice Genna lascia l’incarico
Il magistrato è stata trasferitaoad altro ufficio. Rinvio al 5 marzo
Al via questa mattina, davanti il collegio di giudici presieduto da Agata Genna, il processo scaturito dalla maxi inchiesta sulle cosche mafiose di Villaseta e Porto Empedocle e su un gruppo dedito al traffico di stupefacenti sia in provincia che nel resto della Sicilia. Questo filone segue il rito ordinario e sul banco degli imputati siedono ventisei persone. Altrettante, invece, hanno scelto l’abbreviato con il giudizio di primo grado ormai alle battute finali dopo che il pm ha chiesto condanne per un totale di oltre due secoli di carcere. Il processo ad Agrigento si è aperto formalmente oggi ma è stato subito rinviato al prossimo 5 marzo perchè la presidente Genna che avrebbe dovuto esaminare alcune questioni preliminari, è stata già trasferita ad altro ufficio ed ha lasciato l’incarico . Bisognerà, dunque, attendere ancora qualche mese prima che il processo, con il nuovo presidente, possa entrare nel vivo. Questo è dovuto anche agli imponenti numeri che lo caratterizzano: persone coinvolte, testimoni che dovranno deporre e tantissime contestazioni mosse.
GLI IMPUTATI
Michele Bongiorno, 35 anni, di Favara; Ignazio Carapezza, 34 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Corbo, 47 anni, di Canicattì; Cristian Gastoni, 32 anni, di Agrigento; Angelo Graci, 61 anni, di Castrofilippo; Gabriele Minio, 37 anni, di Agrigento; Giorgio Orsolino, 35 anni, di Agrigento; Angelo Tarallo, 45 anni, di Agrigento; Guido Vasile, 66 anni, di Agrigento; Nicolò Vasile, 44 anni, di Agrigento; Giuseppe Sottile, 38 anni, di Agrigento; Giuseppe Aliseo, 26 anni, di Canicattì; Alfonso Bruccoleri, 59 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Casà, 29 anni, di Agrigento; Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; Salvatore Damanti, 36 anni, di Agrigento; Valery Di Giorgio, 29 anni, di Agrigento; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; Alessandro La Cola,40 anni, di Canicattì; Calogero Morgana, 39 anni, di Agrigento; Giuseppe Nicastro, 36 anni, di Gela; Gerlando Romano, 26 anni, di Agrigento; Alessandro Trupia, 36 anni, di Agrigento; Salvatore Bosco, 57 anni, di Favara; Luigi Prinzivalli, 73 anni, di Agrigento; Calogero Bellaccomo, 40 anni di Agrigento.
LE INDAGINI
In quasi tre anni di indagini, secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata fatta luce sulla riorganizzazione di storiche cosche mafiose come quelle di Villaseta e Porto Empedocle. La prima sarebbe stata guidata dal boss Pietro Capraro che, dopo aver scontato una condanna per mafia nell’operazione Nuova Cupola, avrebbe preso in mano le redini del clan portandolo ad una ribalta per molti inaspettata. Operazioni di polizia successive a quella dei carabinieri, infatti, hanno fotografato il ruolo di primissimo piano che la cosca di Villaseta era riuscita a ritagliarsi nelle rotte del narcotraffico arrivando addirittura a rifornire di stupefacente storici mandamenti mafiosi palermitani. La cosca di Porto Empedocle, invece, sarebbe stata saldamente nelle mani di Fabrizio Messina, fratello dell’ergastolano e vice rappresentante provinciale di Cosa nostra Gerlandino. I due clan, sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, in un primo momento sarebbero entrati in aperto conflitto con attentati, danneggiamenti ed episodi che hanno destato molto allarme sociale. Il reato di associazione mafiosa – in qualità di partecipi – viene contestato ad altre tre persone: si tratta di Gaetano Licata, ritenuto il braccio destro di Pietro Capraro; Gabriele Minio e Guido Vasile, che secondo gli inquirenti farebbero parte della stessa cosca di Villaseta. Parallelamente viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. Per i magistrati antimafia, infatti, sarebbe esistito un gruppo in grado di importare grossi carichi di droga anche attraverso canali sudamericani e del Belgio per poi rifornire in grosse quantità non soltanto la provincia di Agrigento ma anche quelle di Trapani, Caltanissetta e Palermo. Al vertice di questo sodalizio, secondo quanto contestato dalla Dda di Palermo, ci sarebbero stati Fabrizio Messina e il canicattinese Vincenzo Parla. Lo stesso reato, ma in qualità di partecipi, viene contestato anche ad Alfonso e Angelo Tarallo, Angelo Graci, Carmelo Corbo, Ignazio Carapezza e Alfonso Lauricella.
IL COLLEGIO DIFENSIVO
Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Maria Alba Nicotra, Ninni Giardina, Giuseppe Barba, Giovanni Castronovo, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Annalisa Russello, Diego Giarratana, Teresa Alba Raguccia, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Alessandro Marchica, Salvatore Tirinnocchi, Davide Casà, Davide Limoncello, Riccardo Gueli, Fabio Inglima Modica, Giuseppe Ferro, Giuseppe Pantaleo, Monia Buffa, Luigi Pipitone, Gianni Caracci, Filippo De Luca, Flavio Sinatra, Mariachiara Conigliaro, Salvatore Macrì.






