Bersani a Campobello di Licata: “Il ponte? Una roba demenziale, con 13 miliardi si mette in sicurezza la Sicilia”
Grandangolo ha intervistato l’ex segretario PD, Pierluigi Bersani, a margine dell’incontro a Campobello di Licata. “Il Ponte? Una roba abbastanza demenziale”. E poi diffida dei “volani” della vecchia politica agrigentina
Piazza XX Settembre gremita, tanti giovani e una sola tappa pubblica nel suo passaggio in Sicilia. Pier Luigi Bersani ha scelto Campobello di Licata, ieri sera, per l’incontro «Diritto a restare a sinistra» promosso dal PattoxRestare, il movimento nato il 15 novembre 2025 dal festival «Questa è la mia terra» e che oggi riunisce una sessantina di organizzazioni civiche siciliane. Non un comizio, ma un confronto. Otto rappresentanti del Patto, arrivati da sei province, hanno rivolto all’ex segretario del Pd una domanda ciascuno: lo spopolamento dei paesi, le soglie minime sotto le quali chiudono scuole, punti nascita e sportelli, il rapporto tra grandi città e aree di margine, il lavoro come diritto. A moderare Carmelo Traina e Sofia Guarneri del Centro Studi Giuseppe Gatì. «La sinistra ha i suoi alti e bassi e non è un momento splendido – ha detto Bersani dal palco – ma la sinistra è un fiore di campo: sbuca sempre». E ancora: «Se guardi la società con gli occhi di chi sta peggio, la fai migliore per tutti». Prima dell’incontro, alle 18, Bersani ha ricevuto una delegazione di agricoltori: l’AGRI.SA.T. di Franco Calderone, con l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, e l’Associazione Italiana Agricoltori con il consigliere comunale di Naro Calogero Licata. Sul tavolo il caro gasolio e una crisi del comparto che nelle campagne agrigentine si misura ormai in prezzi sotto i costi di produzione. Il Patto porterà le indicazioni della serata al suo secondo congresso, il 14 e 15 novembre, dove deciderà il proprio ruolo in vista delle amministrative, regionali e politiche del 2027.
Bersani arriva in Sicilia in una settimana densa. A Roma, il 13 ottobre, Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e +Europa hanno presentato per la prima volta una risoluzione unitaria sul Documento programmatico di finanza pubblica: 21 punti che vanno dal salario minimo alla sanità, dallo stop all’aumento delle spese militari a un piano nazionale per il «diritto a restare» dei giovani. Resta però aperto il nodo Ucraina, su cui le opposizioni si presentano con risoluzioni distinte. E restano aperte le primarie del campo largo: Conte le chiede presto, Schlein vuole prima il programma comune. In Sicilia, intanto, la maggioranza attraversa la sua fase più delicata. Dopo la richiesta di arresto per corruzione della Procura di Palermo nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao, Forza Italia ha chiesto un rinnovamento e le voci di dimissioni di Renato Schifani si sono rincorse per giorni. Il presidente ha chiuso la questione: «Onorerò il mio mandato fino al termine», cioè settembre 2027. L’inchiesta, nel frattempo, è arrivata ad Agrigento. Un nuovo filone riguarda il maxi appalto da oltre 147 milioni per la raccolta dei rifiuti nel capoluogo e in nove comuni della provincia, con quattro nuovi indagati tra cui il deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano e due imprenditori agrigentini. Tutti, va ricordato, sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Sullo sfondo, la questione dei collegamenti: le ripetute chiusure di Fontanarossa per la cenere dell’Etna, ad agosto e poi a fine settembre, hanno riaperto anche in provincia il dibattito sull’aeroporto di Agrigento. È da qui che è partita la nostra intervista.
Si continua a parlare di questo benedetto aeroporto in provincia di Agrigento, soprattutto nell’ultimo mese, con la chiusura di Catania per la cenere vulcanica. Lei investirebbe realmente questi soldi in provincia di Agrigento o migliorerebbe, magari, strade e ferrovie?
“Io penso che bisogni mettere in fila le priorità. Io, a occhio: le strade, le ferrovie, bisogna assolutamente farle. Dopodiché, certo, sull’aeroporto non saprei dirle, le dico la verità. Vedo che Catania ha dei problemi, certamente; Comiso mi pare che vogliano farlo decollare, perché sento sempre il tempo abbastanza curioso, francamente. Ad Agrigento vivono un po’, però io di mio partirei da strade e ferrovie, perché un territorio come questo non può non avere un’infrastruttura ferroviaria.”
Cambiando argomento: nell’ultimo anno sembra essere quasi stata una maledizione. Tante inchieste giudiziarie che partono o comunque, in ogni caso, arrivano ad Agrigento. Appalti e mazzette, l’ultima riguarda tangenti per rifiuti e fotovoltaico. Lei pensa che il PNRR possa essere realmente, come lo definiscono quelli della vecchia politica, parlo di quella agrigentina, il “volano” per l’economia del Sud?
“Insomma, io penso questo: la magistratura deve fare il suo dovere, le forze dell’ordine fanno il loro dovere, la società civile deve reagire. Dopodiché io rimango dell’idea che questa Sicilia deve anche crescere. E se partiamo dal presupposto che sia impossibile crescere, affrontare le transizioni, perché c’è la criminalità, allora possiamo riposarci, perché non c’è niente da fare. Quindi io non credo alle formule magiche che dicono: “c’è una cosa, il famoso volano”. Io non l’ho mai visto. Le cose devono sempre essere tre o quattro. Quindi bisogna sempre guardare con un attimo di attenzione quando c’è un approccio un po’ così, propagandistico, ideologico. Però, detto questo, io penso che un tema come quello dell’ambiente e dell’energia, in una regione come questa qui, ragazzi, bisogna assolutamente sottrarlo, se c’è, alla criminalità organizzata e metterlo in mani pulite. Ma pulite sul serio. Perché certamente, se non il “volano”, è però una prospettiva, secondo me. È una delle prospettive.”
Oltre al Ponte sullo Stretto, c’è il problema delle autostrade: la Catania–Messina si percorre a 60 all’ora.
“Io rimango basito. Perché io, per esempio, sono uno che non è mai stato contrario, concettualmente, a fare un ponte sullo Stretto. Ma ritenere questa la priorità e metterci 13 miliardi… Mica noccioline, ragazzi. Ma sai cosa fai con 13 miliardi? Cosa fai per le infrastrutture fondamentali? Cosa fai per il territorio, per metterlo in sicurezza, per rispondere alle esigenze basiche, tipo l’acqua? Come si faccia a concepire quell’opera come prioritaria rispetto a queste esigenze, io, francamente, mi sembra una roba abbastanza demenziale. Non ho altri termini. Sono sempre stato stupito che venga presa dall’amministrazione siciliana come prioritaria, quando si vede a occhio tutto quello che c’è da fare. Dopodiché – lo dico perché adesso sono un uomo libero – ognuno decide a casa sua. La Sicilia farà quel che vorrà. Però, insomma, l’opinione mia è questa.”
Ultima, velocissima: campo largo. Partecipa o non partecipa?
““No, io, come ho detto mille volte, darò una mano. Darò una mano, ma senza incarichi di nessun tipo, perché ho fatto un’altra scelta. E poi adesso, ormai probabilmente a sei mesi dalle elezioni, non è il tempo di mettersi a discutere chi fa il federatore: uno dice Bersani, l’altro dice Piricchio, l’altro dice così. I due partiti principali hanno deciso di fare le primarie. Si fanno le primarie, per grazia di Dio. Perché il problema è decidere e andare. Perché è ora di andare. Probabilmente, per farle, bisogna prima stringere alcuni elementi programmatici comuni. C’è ancora qualche criticità da superare sul tema ucraino. Però anche il documento presentato alle Camere, nei ventuno punti, già configura sostanzialmente un quadro unitario di programma di governo. Certo da approfondire, però il quadro, la cornice, c’è. Quindi non siamo così indietro come tutti dicono e scrivono. Detto questo, però, perder tempo non si può.”




