Favara, pentito Quaranta parla di Di Gati e dice: “Non mi sono mai esposto sennò mi mittiavu l’occhi di ‘ncoddru….”
Tengono ancora banco le dichiarazioni del neo pentito di Cosa nostra agrigentina, il favarese Giuseppe Quaranta, arrestato qualche settimana fa a seguito del blitz denominato “Montagna” che, secondo i magistrati della Direzione Distrettuale di Palermo, avrebbe messo in luce gli intrecci delle consorterie mafiose in alcuni paesi dell’entroterra della provincia di Agrigento. Di Gati racconta […]
Tengono ancora banco le dichiarazioni del neo pentito di Cosa nostra agrigentina, il favarese Giuseppe Quaranta, arrestato qualche settimana fa a seguito del blitz denominato “Montagna” che, secondo i magistrati della Direzione Distrettuale di Palermo, avrebbe messo in luce gli intrecci delle consorterie mafiose in alcuni paesi dell’entroterra della provincia di Agrigento.
Di Gati racconta quando dovette curare la latitanza dell’ex boss di Racalmuto, Maurizio Di Gati, divenuto, poi col tempo, anche lui collaboratore di giustizia.
In merito Quaranta ha dichiarato “Nel 2002-2003 mi proposero di prendere una casa e darmi in affidamento il latitante Maurizio Di Gati ed io ho risposto che avevo bisogno del tempo necessario per trovarla. Mi proposero di vedere a Grancifone, zona Naro, vicino la diga. Sentivo dire dai giornali che Di Gati era ricercato. Andai ad informarmi in giro e una domenica pomeriggio, tornando in quella zona, trovai una casa rurale in vendita a Grancifone a 7mila euro”.
Quaranta racconta anche di come fu pagato il proprietario della casa che secondo quanto riferito dal pentito “non poteva fare l’atto ma solo la scrittura privata”.
“Abbiamo quindi fatto un documento privato per la vendita di questo casolare per il prezzo di 7mila euro, 5mila euro furono trovati scambiando un assegno in banca portato da Francesco Fragapane. Gli altri 2mila euro me li diedero in contanti. Dopo due-tre giorni mi consegnarono Maurizio Di Gati, che io non avevo mai visto, e l’ho portato là, provvedendo ad allestire la casa per lui. Ogni giorno gli portavo personalmente da mangiare”.
Il favarese è un fiume in piena: ““Se ho un latitante, che è un latitante, non puoi stare esposto perché voi mi mittiavu l’occhi di ‘ncoddu. Ho avuto un passato da gestire la latitanza di Di Gati e nessuno mi aveva scoperto poi vi racconto la storia di Di Gati quannu mi sciarriavu cu Pasquale “appuiatu” anche cu Fragapane, storie di quannu l’avia ì ca ci ‘ngagliavu u telefonino a Di Gati che già era in contatto con voi … e tutti cosi … viu tutta a passata, e ci avi a diri dottoressa ca iu nun ni cuntu minchiati”.

