Gli arresti nell’inchiesta “appalti e mazzette”, no al ricorso della procura: “Non c’era flagranza”
La vicenda è legata alla maxi inchiesta “Appalti e mazzette” in cui sono indagati politici, imprenditori, dirigenti e funzionari comunali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della procura di Agrigento che aveva impugnato la decisione del gip Giuseppa Zampino di non convalidare gli arresti eseguiti dalla Squadra mobile nell’ambito dell’inchiesta ormai nota come “Appalti e mazzette”. La vicenda è legata al blitz scattato nel maggio scorso quando i poliziotti guidati dal vicequestore aggiunto Vincenzo Perta arrestarono gli imprenditori Diego Caramazza, 44 anni, Carmela Moscato, 65 anni e Federica Caramazza, 36 anni, rispettivamente mamma e figlia del primo, l’ex assessore e consigliere provinciale Luigi Sutera Sardo, 58 anni, e il super dirigente Sebastiano Alesci. Gli agenti, a margine di perquisizioni a tappeto, trovarono 188 mila euro in casa della Moscato (accusata di ricettazione), 8 mila euro a Dino Caramazza e 35 mila euro a Federica Caramazza.
Per la procura di Agrigento quei soldi venivano utilizzati per corrompere pubblici ufficiali e indirizzare così gli appalti pubblici. Il gip Giuseppa Zampino, pur applicando misure cautelari, non convalidò gli arresti per mancanza della flagranza di reato. La procura di Agrigento ha così impugnato il provvedimento ma la Cassazione – con sentenza dello scorso 9 gennaio – ha rigettato il ricorso dei pm agrigentini: “Ai fini della flagranza di una corruzione occorre pur sempre che l’indagato sia «colto nell’atto di commettere il reato» – come sarebbe stato ove fosse stato sorpreso al momento dell’accordo o della dazione di denaro – oppure «sorpreso con cose o tracce» (in questo caso, il denaro) di cui, tuttavia, deve risultare l’evidente ed immediato collegamento, oltre che con l’indiziato, con la realizzazione materiale del fatto di reato: ciò che del caso di specie non poteva dirsi.”
Per i giudici ermellini, dunque, non sussiste la flagranza di reato che, eventualmente, si sarebbe potuta configurare quando il super dirigente Alesci venne trovato in possesso di una tangente di 35mila euro destinata ad un dirigente del settore affari pubblico del Libero Consorzio di Trapani per i lavori di manutenzione straordinaria e ristrutturazione della viabilità della strada provinciale 19 “Salaparuta-Santa Margherita Belice”.
Scrive la Cassazione: “Il Giudice per le indagini preliminari, in modo affatto corretto, ha negato la configurabilità delle condizioni di cui all’art. 382 cod. proc. pen. (flagranza di reato) rispetto all’associazione a delinquere (successivamente dal medesimo Giudice “derubricato” in mero concorso di persone) osservando come gli spazi di materiale espressione suscettibili di immediata percezione integrativa della flagranza – in tale reato siano di fatto circoscritti al momento costitutivo dell’associazione. Ha, quindi, conseguentemente ritenuto che, nella specie, la situazione verificata dagli operanti al momento dell’accesso presso le abitazioni degli indagati non sostenesse all’evidenza – e cioè prima facie – la diretta riferibilità agli arrestati di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti-fine di corruzione e di turbata libertà degli incanti, nella sua materialità.”
La maxi inchiesta “appalti e mazzette” della procura di Agrigento ipotizza un giro di tangenti per pilotare le gare pubbliche. Le ipotesi di reato contestate sono associazione a delinquere ma anche turbata libertà degli incanti e frode nelle pubbliche forniture, corruzione. Tra gli indagati ci sono l’ex assessore regionale e attuale deputato Roberto Di Mauro, il suo segretario particolare Giovanni Campagna, l’imprenditore e sindaco di Maletto Giuseppe Capizzi e l’architetto ed ex dirigente dell’ufficio tecnico di Licata Sebastiano Alesci ma anche politici, ex assessori, tecnici e funzionari comunali. Tra gli appalti finiti sotto la lente della procura di Agrigento c’è quella del rifacimento della rete idrica della Città dei templi ma anche i lavori di manutenzione straordinaria della strada provinciale 19 Salaparuta-Santa Margherita Belice e la riqualificazione e la ristrutturazione dello stadio “Dino Liotta” di Licata.





