I clan di Villaseta e Porto Empedocle, i Ris: “Trovate tracce compatibili con il Kalašnikov sui caschi”
La Dda di Palermo deposita nuove prove nell’ultima inchiesta contro i clan di Villaseta e Porto Empedocle. Ecco cosa emerge
“L’esame in atti ha fornito esito positivo. Gli accertamenti tecnici relativi ai prelievi eseguiti sulle superfici interne hanno evidenziato la presenza du numerose particelle che per composizione atomica, morfologia e disposizione spaziale degli elementi possono essere classificate come caratteristiche di colpi di arma da fuoco”. È quanto scrivono i carabinieri del RIS di Messina in una relazione tecnica eseguita su due caschi integrali e un kalašnikov sequestrati a Vincenzo Iacono, 48 anni, di Realmonte, durante la perquisizione che portò al suo arresto cinque mesi fa nell’ultimo blitz dei carabinieri contro i clan di Villaseta e Porto Empedocle.
La perizia è stata depositata agli atti del procedimento a carico di 17 imputati per i quali la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio. Tutti sono coinvolti nell’ultima operazione che – tra la fine dello scorso anno e l’estate scorsa – ha portato ad oltre cinquanta arresti. Si aggiungono nuove prove, dunque, a carico delle persone coinvolte nella maxi inchiesta. In questo caso specifico la relazione fa riferimento alla posizione di Vincenzo Iacono.
L’uomo è accusato di associazione a delinquere ma anche di aver preso parte ad almeno due attentati contro un negozio di frutta ad Agrigento e un panificio a Porto Empedocle. La relazione dei carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche non lascia dubbi sulla presenza di particelle di polvere da sparo sui caschi sequestrati al 48enne: “Le particelle individuate derivano da due differenti tipologie di innesco, uno a base di piombo-antimonio e l’altro a base di piombo-bario-antimonio, pienamente compatibili con il particolato riscontrato dell’arma in sequestro”.
L’inchiesta ipotizza l’esistenza di due gruppi – uno a Villaseta e uno a Porto Empedocle – in grado di dettare le regole nel traffico di stupefacenti. Ai vertici dei due clan – e per questo è contestata l’aggravante di essere promotori – ci sarebbero stati Pietro Capraro e Gaetano Licata, sul versante di Villaseta, e James Burgio e Salvatore Prestia per gli empedoclini. L’inchiesta – che si colloca nel tempo alla fine del 2024 – fotografa prima le tensioni tra i clan di Villaseta ePorto Empedocle e, in seguito, una pace raggiunta con la costituzione di un vero e proprio cartello. L’accordo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prevedeva la spartizione delle piazze di spaccio (Agrigento e Porto Empedocle) con lo stupefacente acquistato dalle due consorterie a seconda del territorio di competenza.





