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Hydra, la mafia a tre teste che passa (anche) da Canicattì: 62 condanne 

Tra le condanne più alte quella del canicattinese Giuseppe Sorce (13 anni), accusato anche di aver minacciato la pm in aula. Gioacchino Amico rinviato a giudizio

Pubblicato 2 ore fa

Si chiude con 62 condanne in abbreviato il primo grado di giudizio del processo scaturito dalla maxi inchiesta “Hydra”, l’indagine della procura di Milano che ipotizza un “sistema” mafioso lombardo costruito su un’alleanza tra Cosa nostra, Ndrangheta e Camorra. Un’inchiesta che parla molto agrigentino. La pena più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice della ‘ndrangheta.

Tra le condanne più pesanti c’è anche quella di Giuseppe Sorce, 50 anni, di Canicattì, al quale sono stati inflitti 13 anni già scontati di un terzo in virtù della scelta del rito abbreviato. Sorce era accusato anche di aver minacciato in aula – facendo tre volte il segno della croce con la mano sinistra – la pm Alessandra Cerreti. L’agrigentino è stato però prosciolto da questa contestazione. Insieme a lui vi erano altri imputati della provincia agrigentina: Giovanni Gatto, 45 anni, Maurizio Li Calzi, 53 anni, e Maria Marino, 46 anni, tutti di Canicattì. Degli 80 imputati in abbreviato 18 sono stati assolti. Nove hanno patteggiato. Undici imputati sono stati prosciolti in udienza preliminare.

Quarantacinque, invece, sono state le persone rinviate a giudizio e che dunque affronteranno il processo con il rito ordinario. Tra queste c’è Gioacchino Amico, tra i protagonisti dell’intera inchiesta, vecchia conoscenza del panorama criminale agrigentino. Il giudice, che ha letto il dispositivo stasera nell’aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l’associazione mafiosa “costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni” criminali. Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, che si sono avvalse anche di recente dichiarazioni di alcuni imputati “pentiti”, erano passate per una decisione del gip Tommaso Perna che nell’ottobre del 2023 bocciò gran parte degli arresti, rigettando 142 istanze di misura cautelare su 153, poi però confermati dal Riesame e dalla Cassazione.

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