Agrigento

L’appalto “truccato” della Mosella: imprenditori non rispondono, direttore dei lavori sì

I due imprenditori favaresi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre il direttore dei lavori ha respinto le accuse

Pubblicato 47 minuti fa

Gli imprenditori Dino Caramazza e Antonino Milioti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere depositando tuttavia una memoria difensiva. L’ingegnere Salvatore Castaldo, invece, ha risposto alle domande del giudice respingendo le accuse. Sono terminati nella tarda mattina gli interrogatori preventivi degli indagati nell’inchiesta sull’appalto milionario della Mosella, importante arteria che collega la SS640 alla SS115. I due imprenditori favaresi, difesi dall’avvocato Giuseppe Barba, hanno scelto la via del silenzio non prima di aver depositato una memoria difensiva e documentazione. L’ingegnere Castaldo, direttore dei lavori, difeso dall’avvocato Angelo Farruggia, ha invece risposto alle domande respingendo ogni contestazione. Per i tre i pm hanno chiesto la custodia in carcere. Per altre due indagate – Giovanna Palillo e Federica Caramazza – la Procura ha chiesto i domiciliari ma non sono stati disposti gli interrogatori preventivi. A decidere se applicare o meno gli arresti sarà il gip Giuseppe Miceli. Nella giornata ieri, invece, è comparso il funzionario comunale Gaspare Triassi nei confronti del quale è stata chiesta la misura interdittiva della sospensione dalla professione di ingegnere.

Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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