Le cimici nella ditta di Favara svelano il “sistema” delle tangenti: rete idrica, Mosella e…
Le cimici piazzate nella sede della ditta di Favara ha finora portato a tre maxi inchieste su un giro di tangenti e appalti. E la presenza degli “omissis” nell’ultima ordinanza lascia presagire che non sia finita qui
L’intuito investigativo dei poliziotti della Squadra mobile di Agrigento si è rivelato vincente e, per usare le parole del gip Giuseppe Miceli, “notevole”. L’aver piazzato cimici all’interno della sede della Edilroad, impresa riconducibile all’’imprenditore favarese Dino Caramazza, ha permesso di aprire un vero e proprio “vaso di Pandora” e scoperchiare quello che sembra essere un rodato “sistema” di tangenti utilizzate per accaparrarsi gli appalti pubblici. Una “mossa” che, in poco più di un anno, ha permesso alla Procura di Agrigento guidata da Giovanni Di Leo di fare luce su intrecci pericolosi tra imprenditoria, politica e burocrazia con tre inchieste (in una procede Caltanissetta ndr) che vedono indagati deputati regionali, sindaci, funzionari e dipendenti pubblici. Il dato emerge “ufficialmente” dalle pagine dell’ordinanza sull’appalto della Mosella, ultima fatica investigativa in ordine di tempo. Tutto comincia con la “madre” delle inchieste: quella sulla rete idrica di Agrigento, che vede indagato anche l’onorevole Roberto Di Mauro, che nel maggio scorso portò all’arresto (il primo) proprio dell’imprenditore Dino Caramazza. Neanche dodici mesi più tardi, sempre grazie a quella “mossa” di piazzare le cimici alla Edilroad, si aprono altri due filoni: un giro di mazzette al Comune di Sommatino e, in ultimo, l’appalto milionario della Mosella. In entrambi i casi Caramazza “colleziona” altri due arresti. Ma potrebbe non essere finita qui. Sempre dall’ordinanza firmata negli scorsi giorni dal gip Miceli, infatti, sono numerosi gli “omissis”, circostanze e nomi non ancora resi noti perchè al centro di attuali investigazioni che, chissà, a cosa porteranno.
“APPALTI E MAZZETTE”
Caramazza nel maggio dello scorso anno viene arrestato dalla Squadra mobile di Agrigento per corruzione nella stessa inchiesta in cui è indagato anche il deputato regionale Roberto Di Mauro. In casa della madre trovarono quasi 200 mila euro in contanti. I riscontri degli investigatori sull’utilizzo delle tangenti come metodo sbrigativo per ottenere i lavori sono stati però molteplici e importanti. Nell’aprile 2024 Caramazza venne pedinato e filmato dai poliziotti alla Rotonda Giunone mentre consegnava una mazzetta al super burocrate Sebastiano Alesci.Quest’ultimo venne fermato poco dopo ad un finto posto di blocco e nella sua Porsche gli agenti trovarono 35 mila euro in contanti suddivisi in mazzette da 10 mila euro ciascuna e una di 5 mila euro composta da banconote in tagli da 50 euro. Per gli inquirenti era parte di una maxi tangente di 135 mila euro che Caramazzaaveva pagato per corrompere un dirigente del settore affari pubblico del Libero Consorzio di Trapani per i lavori di manutenzione straordinaria e ristrutturazione della viabilità della strada provinciale 19 “Salaparuta-Santa Margherita Belice” dal valore di oltre 2.3 milioni di euro.
TANGENTI A SOMMATINO
A distanza di un anno Caramazza finisce in manette, sempre con la stessa accusa, nell’indagine dei carabinieri di Caltanissetta. Secondo i pm nisseni l’imprenditore favarese avrebbe pagato una “bustarella” di 45 mila euro al sindaco di Sommatino, ad un dirigente comunale e al Rup per ottenere l’affidamento diretto dei lavori alla villa del paese e la promessa di rifare il cimitero. Un altro straordinario riscontro del pagamento di una mazzetta di 15 mila euro effettuata dall’imprenditore Caramazza al sindaco di Sommatino, Salvatore Letizia, viene registrato dalle microspie piazzate dalla Squadra mobile di Agrigentoall’interno degli uffici della Edilroad, la ditta gestita dalla famiglia Caramazza. La Procura della Città dei templi indagava già sull’imprenditore nell’attività che sarebbe poi sfociata nell’inchiesta denominata “Appalti e mazzette” ma – mentre il favarese viene intercettato – emergono possibili reati della stessa natura commessi in provincia di Caltanissetta. I pm agrigentini trasmettono gli atti ai colleghi nisseni che, da tempo, avevano già messo sotto controllo il sindaco di Sommatino. L’incrocio dei dati delle due procure ha fatto emergere lo scenario venuto a galla in questi giorni. È il 14 febbraio 2025. Caramazza invia un vocale al primo cittadino: “Alle quattro e mezza ci possiamo vedere in cantiere, va bene? Che guardiamo sti marciapiedi..sta problematica.. che c’è così vediamo cosa.. andare avanti, va bene?”. Il sindaco Letizia lascia il cellulare ma l’ambientale, annotano i carabinieri, registra un rumore compatibile con della carta e con una busta. Quello che verosimilmente è accaduto lo si apprende grazie alle intercettazioni di Agrigento su Caramazza. L’imprenditore entra negli uffici della sua ditta e insieme alla sorella prepara una busta all’interno della quale metteva del denaro che veniva prelevato da un vano di una stanza: “Sii gli do questi a cinquecento?.. prendimi una pista dai.. una, due, tre, quattro e cinque.. Inchia picciò quel sindaco il buono è che aveva capito?.. Si martedì mi ha detto ne facciamo un’altra di novanta mila euro..”. Le telecamere piazzate davanti la sede della Edilraod riprendono l’imprenditore uscire con una busta di colore bianco per recarsi a Sommatino dove, ricostruiscono gli inquirenti, avviene la consegna della mazzetta. Lo stesso Caramazza, intercettato ancora una volta nel suo ufficio, commenta così: “Oggi sono andato dal sindaco.. capito? La..a Sommatino..eh che dovevo fare.. mi ha chiesto una cortesia..” La cortesia per gli investigatori è la bustarella. E ancora: “Mi ha mandato un messaggio (il sindaco ndr) e mi dice ce la fai questa sera che poi domani ho..” E poi: “Ma ormai non ce n’è più per nessuno, ora stiamo facendo il cimitero”. E infine: “Ormai decido io.. l’ultimo passaggio era il sindaco diretto.. mancava il sindaco ed è stato fatto ance..e completiamo..e Lillo che vuoi, già che è tarato già he ha tutti sti tutte cose lui fa..”.
MOSELLA
L’imprenditore Dino Caramazza torna nuovamente al centro delle attenzioni (e ai domiciliari) della Procura di Agrigento che gli contesta un ruolo di primo piano nell’appalto di oltre 3.2 milioni di euro – ritenuto “truccato” – relativo al rifacimento della strada Mosella. Per i pm guidati dal procuratore Di Leo ci sarebbe lui dietro la Andiva srl, una società costituita ad hoc ed intestata a due prestanome che si è effettivamente aggiudicato l’appalto milionario. Per gli inquirenti Caramazza, unitamente all’imprenditore Milioti (anche lui finito ai domiciliari), avrebbe controllato la Andiva in maniera fittizia per eludere eventuali indagini su certificazioni antimafia e misure di prevenzione. Per questo motivo gli vengono contestati i reati di turbata libertà degli incanti e trasferimento fraudolento di valori. All’imprenditore, infine, viene contestato anche il reato di induzione indebita a dare o promettere soldi e utilità. Al direttore dei lavori, consapevole della non linearità della Andiva srl, avrebbe promesso una consulenza di 100 mila euro in favore del cognato architetto.


