L’inchiesta sulla Mosella, funzionario comunale “anticipa” interrogatorio e respinge accuse
Il funzionario comunale è indagato per truffa e turbata libertà degli incanti. La Procura di Agrigento ha chiesto la misura cautelare della sospensione dalla professione
Si è svolto questa mattina il primo interrogatorio preventivo nell’ambito dell’inchiesta sull’appalto milionario della Mosella, una gara pubblica da 3.2 milioni di euro che per la Procura di Agrigento sarebbe stata truccata. Davanti il gip Giuseppe Miceli, in “anticipo” di un giorno, è comparso il funzionario comunale Gaspare Triassi. L’ingegnere, difeso dall’avvocato Giuseppe Scozzari, è accusato di turbata libertà degli incanti e truffa aggravata. Il procuratore Giovanni Di Leo ed il sostituto Annalisa Failla hanno chiesto per lui la misura cautelare della sospensione dalla professione di ingegnere. A decidere sarà il giudice Miceli nei prossimi giorni.
La difesa di Triassi ha presentato una memoria con cui vengono respinti tutti gli addebiti. In particolare, viene contestato l’impianto accusatorio secondo il quale l’ingegnere era a conoscenza dello “schema” di imprese guidate dal duo Caramazza-Milioti. Per i pm agrigentini, infatti, la Andiva srl (che poi si è aggiudicata la gara d’appalto) era riconducibile agli imprenditori favaresi i quali, a loro volta, hanno partecipato allo stesso appalto con le rispettive aziende. Respinta anche l’accusa della truffa aggravata. Per la Procura di Agrigento, infatti, Triassi avrebbe “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. Per la difesa, invece, questo compito non spettava al Rup, incarico svolto dallo stesso ingegnere.
Domani si svolgeranno gli interrogatori preventivi degli altri indagati. I pm hanno chiesto la custodia cautelare in carcere per gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni (arrestato negli scorsi giorni per corruzione nell’inchiesta sul Comune di Sommatino ndr), e per l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, di Agrigento, direttore dei lavori della Mosella. I pm hanno poi chiesto gli arresti domiciliari per Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente di fatto dell’imprenditore Milioti, ma considerata una “testa di legno” alla quale è stata intestata la Andiva srl, l’impresa che si è poi aggiudicata la gara d’appalto da oltre 3 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada.
LE ACCUSE
Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andivadietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo.


