Agrigento

L’inchiesta sull’appalto della Mosella, funzionario chiede dissequestro di 31 mila euro 

Il denaro, suddiviso in banconote da 50 e 100 euro, era stato sequestrato dai poliziotti della Squadra mobile a margine di una perquisizione domiciliare

Pubblicato 53 minuti fa

Il funzionario del Comune di Agrigento Gaspare Triassi, indagato nell’inchiesta sull’appalto milionario della Mosella, ha avanzato (tramite l’avvocato Giuseppe Scozzari) ricorso al Riesame chiedendo il dissequestro di 31 mila euro. Il denaro contante, suddiviso in banconote da 50 e 100 euro, era stato sequestrato dai poliziotti della Squadra mobile a margine di una perquisizione domiciliare. Per la difesa, dunque, quella somma è di lecita provenienza. Il tribunale della Libertà deciderà lunedì.

Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi.

A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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