Agrigento

L’operaio morto sul viadotto Morandi, i Ris analizzano le tracce di sangue trovate in cantiere

I RIS di Messina, in particolare, dovranno eseguire un particolare tipo di analisi che consiste nell’esame delle tracce ematiche presenti sulla scena del crimine

Pubblicato 8 minuti fa

Un ufficiale e due sottufficiali, tutti biologi appartenenti al reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, si occuperanno di analizzare le tracce di sangue trovate sul luogo della tragedia. La vicenda è legata all’inchiesta sulla morte di Gerlando “Gino” Brucceri, l’operaio di 53 anni deceduto lo scorso 7 luglio all’interno del cantiere del viadotto Morandi di Agrigento. Il gip Nicoletta Sciarratta, nell’ambito dell’incidente probatorio, ha disposto la nomina dei tre carabinieri che affiancheranno gli ingegneri Cataldo Pilato e Filippo Maria Vitale negli accertamenti utili a ricostruire quanto accaduto. 

I RIS di Messina, in particolare, dovranno eseguire un particolare tipo di analisi, denominato bloodstain pattern analysis, che consiste nell’esame delle tracce ematiche presenti sulla scena del crimine. Le macchie di sangue, in base a forma e dimensione, possono fornire importanti indizi. Così come lo studio dei parametri delle proiezioni del sangue  consente, in molti casi, di risalire all’azione che ha provocato il sanguinamento. L’intervento degli specialisti del RIS segna un nuovo importante passaggio nella delicata inchiesta della Procura di Agrigento. L’indagine ipotizza il reato di omicidio colposo ed è contestato a 16 persone tra imprenditori, personale Anas e colleghi della vittima. Brucceri era impegnato nella manutenzione straordinaria dell’infrastruttura quando – per cause ancora in corso di accertamento – è deceduto. L’ipotesi iniziale di un malore fatale che non avrebbe lasciato scampo all’operaio (non ancora esclusa completamente ndr) lascia spazio ad eventuali altre ricostruzioni che sono al vaglio degli inquirenti. Per i pm agrigentini, infatti, ci sarebbe più di un’ombra su quanto accaduto in quel tragico pomeriggio di luglio sul ponte Morandi. 

Qualcosa, insomma, secondo i magistrati agrigentini non quadra. I dubbi sono legati principalmente ai “segni” che presentava il corpo della vittima ma anche ad alcuni elementi della scena in cui è avvenuto il rinvenimento. Per chi indaga è fondamentale capire, ad esempio, se c’è una compatibilità tra le lesioni riscontrate, la posizione del cadavere e qualsiasi altro elemento utile riconducibile ad una caduta accidentale. Nelle scorse settimana il pm Annalisa Failla ha affidato l’incarico al consulente Manolo Belmonte di estrapolare qualsiasi cosa di interesse investigativo dal cellulare della vittima, comprese chat e file eliminati. Un tipo di accertamento che lascia ipotizzare la direzione intrapresa dalla Procura di Agrigento. I familiari della vittima – genitori, fratelli, moglie e figli – sono rappresentati dagli avvocati Teres’Alba Raguccia e Rita Parla. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Santo Lucia, Leonardo Marino, Pasqua D’Azzo, Carmela Ruvolo, Marco Siracusa, Valerio Galassetti, Domenico e Vincenzo Russello, Ivan Trupia, Mario Antinucci, Massimiliano Fabio, Raimondo Fabrizio e Stefano Cappellu.

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