Mafia, il pentito Quaranta rivela: “Ecco perchè fui “posato’ da Cosa nostra”
Ancora particolari che emergono dai verbali di interrogatorio di Giuseppe Quaranta, il collaboratore di giustizia di Favara, arrestato nell’ultimo blitz antimafia “Montagna”. Il neo pentito ha svelato al sostituto procurare della Direzione distrettuale antimafia di Catania, Valentina Sincero, che si sta occupando delle indagini dell’operazione “Proelio” che vede coinvolto proprio il favarese, e ad altri […]
Ancora particolari che emergono dai verbali di interrogatorio di Giuseppe Quaranta, il collaboratore di giustizia di Favara, arrestato nell’ultimo blitz antimafia “Montagna”.
Il neo pentito ha svelato al sostituto procurare della Direzione distrettuale antimafia di Catania, Valentina Sincero, che si sta occupando delle indagini dell’operazione “Proelio” che vede coinvolto proprio il favarese, e ad altri agrigentini, le motivazioni della sua fuoriuscita da Cosa nostra.
Favara racconta particolari e retroscena. Svela di traffici di cocaina, di legami con la ndrangheta calabrese, nega di aver fatto estorsioni nel suo mandamento di appartenenza.
“Sono stato posato perché non portai i soldi per pagare gli avvocati e sostenere la famiglia di Francesco Fragapane e i suoi parenti che erano in carcere”. Questa, a dire di Giuseppe Quaranta, la motivazione per la quale, come si dice negli ambienti mafiosi, è “stato posato”.
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