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Operazione Zeus, colpo al clan mafioso dei Cursoti-Milanesi: 23 arresti

Smantellate piazze di spaccio con introiti di 50 mila euro al mese

Pubblicato 2 mesi fa

 La polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 20 indagati, agli arresti domiciliari per altri tre e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento restrittivo, emesso sulla base di indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguite, congiuntamente, dalla sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile della Questura di Catania e dal Servizio centrale operativo della Polizia, si basa su indagini condotte tra novembre 2018 e settembre 2019 sul clan mafioso dei Cursoti Milanesi, tradizionalmente attivo nella zona di San Berillo Nuovo del capoluogo etneo.

GLI ARRESTATI

In carcere: Lorenzo Arcidiacono, 36 anni; Giuseppe Agatino Ardizzone, 28 anni; Andrea D’Ambra, 26 anni; Massimiliano D’Ambra, 37 anni; Carmelo Distefano, 52 anni; Carmelo Fazio, 61 anni; Antonino Garozzo, 30 anni; Orazio Garufo, 50 anni; Natale Gurreri, 47 anni; Giuseppe Licciardello, 23 anni; Pietro Licciardello, 54 anni; Manuel Salvatore Monaco, 26 anni; Nicola Christian Parisi, 44 anni; Giuseppe Gabriele Piterà, 22 anni; Gennaro Sautto, 42 anni; Filippo Scaglione, 47 anni; Luigi Scuderi, 34 anni; Fabio Setteducati, 27 anni; Carmelo Zappalà, 56 anni. Ai domiciliari: Pasquale Pignataro, 44 anni; Angelo Ragusa, 40 anni; Giuseppe Platania, 26 anni. Obbligo di presentazione alla Pg: Santa Pitarà, 50 anni.

LE IMMAGINI

LE INDAGINI

La polizia ha documentato “summit di mafia” anche con esponenti del clan Cappello-Bonaccorsi, come Carmelo Fazio e Carmelo Zappalà, per mediare alcuni contrasti di natura economica sorti tra le due cosche. Scoperte un’estorsione al titolare di un parcheggio nel rione San Berillo Nuovo e una tentata a un imprenditore locale. L’indagine ha fatto emergere il ‘monopolio’ esercitato dal clan Cursoti milanesi sulle numerose “piazze di spaccio” del rione San Berillo Nuovo, i cui gestori sarebbero stati obbligati a rifornirsi di cocaina e marijuana da Carmelo Distefano, che aveva preso il comando della cosca dopo essere stato scarcerato il 24 agosto del 2018 dopo una una pena detentiva, assicurando al clan ingenti proventi che confluivano nella “cassa comune” dell’organizzazione. Dall’inchiesta ‘Zeus’ è emerso che il gruppo comprava cocaina nel Napoletano, dal clan camorristico Sautto-Ciccarelli di Caivano, con il quale due affiliati al clan Cappello-Bonaccorso avrebbero avviato una joint venture per il traffico della sostanza stupefacente. Durante le indagini, il 29 luglio del 2019, è stato arrestato un corriere di droga napoletano cone tre chili di cocaina destinati al mercato catanese. Durante l’attività la polizia ha anche sequestrato armi in dotazione al clan, compreso un fucile mitragliatore AK 47, con 50 cartucce calibro 7,62×39, due pistole ed un fucile con le canne mozzate. Infine, l’indagine ha accertato che parte dei proventi erano destinati al mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie di cui i capi del clan. E’ emersa la consuetudine delle ‘famiglie’ mafiose più rappresentative del catanese di allestire bische clandestine con investimenti comuni e destinarne i proventi illeciti al sostentamento dei detenuti di maggior rango mafioso. Il clan dei Cursoti milanesi avrebbe esercitato il pieno controllo criminale sull’intero rione San Berillo Nuovo di Catania, comprese quelle parti del quartiere che, nel recente passato, erano passate sotto il controllo del clan Cappello-Bonaccorsi, come la zona di corso Indipendenza. E’ quanto emerge dall’operazione Zeus della polizia coordinata dalla Dda. In particolare, l’indagine ha cristallizzato diversi momenti di fibrillazione interna al clan per la presunta ascesa criminale di Carmelo Distefano ai danni del gruppo storico facente capo a Rosario Pitarà, sfociati in una serie di episodi di violenza con l’utilizzo di armi da sparo. Nell’ambito della situazione di elevata fibrillazione creatasi, un componente del clan, Nicola Christian Parisi, agendo sotto l’egida di Pitarà, contesta la Procura, si sarebbe opposto all’organizzazione e delle “piazze di spaccio”. E in questo contesto di violenza, ricostruisce la Dda, è da inquadrare il tentato omicidio di un cognato di Parisi, Giuseppe La Placa che era rientrato nel clan Cursoti Milanesi, dopo essere transitato nella cosca Cappello-Bonaccorsi. Scarcerato il 24 agosto del 2018 dalla casa di reclusione di Rossano, dopo aver scontato una lunga pena detentiva, Carmelo Distefano, grazie al proprio carisma criminale sarebbe riuscito a compattare sotto la propria leadership le due fazioni familiari che costituiscono l’ossatura del clan, sedandone le tensioni interne e ridimensionando le presunte aspirazioni di vertice del Parisi, che si sarebbe poi allineato ai voleri del capocosca tornato in libertà. Le indagini, osserva la Procura, avrebbero permesso di ricostruire l’organigramma della consorteria mafiosa, il cui vertice sarebbe stato individuato in Carmelo Distefano, che sarebbe coadiuvato dai luogotenenti Natale Gurreri e Giuseppe Piterà. 

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