“Schiaffi e calci ad alunno disabile”, condannate due maestre agrigentine
La pena inflitta alle due maestre è stata dimezzata nel processo di appello. I giudici hanno anche revocato l’interdizione dai pubblici uffici
Due anni di reclusione (pena sospesa) e niente interdizione dai pubblici uffici. La quarta sezione della Corte di appello di Palermo, in riforma della sentenza di primo grado, ha condannato due maestre agrigentine per maltrattamenti ai danni di un alunno di sei anni (all’epoca dei fatti) affetto da disturbi dell’emotività. I giudici di secondo grado hanno – di fatto – dimezzato la pena inflitta dal gup di Agrigento (4 anni e 1 mese), riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Nel precedente grado di giudizio le due insegnanti – difese dagli avvocati Sebastiano Bellanca, Simona Fulco e Domenico Russello – erano anche state interdette dai pubblici uffici per cinque anni ma la pena accessoria oggi è decaduta.
Entrambe, dopo essere state licenziate, hanno impugnato il provvedimento. La vicenda risale al 2020 e scaturisce dalla denuncia della madre del bambino (costituita parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano) che, dopo aver scoperto alcuni lividi sul figlio, decise di denunciare tutto ai carabinieri. I militari dell’Arma piazzarono così le telecamere in aula e, in circa quindici giorni di registrazioni, sono emersi più di otto episodi di maltrattamenti contestati alle due insegnanti, una di sostegno e una di ruolo: schiaffi in viso, sberle, addirittura un calcio al bambino che in una occasione è stato anche trascinato dopo essersi rifugiato sotto il banco.
Durissime furono le motivazioni della condanna depositate dal gup del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino: “È emersa, da un lato, la totale incompetenza e impreparazione dell’insegnante in ragione del particolare ruolo di maestra di sostegno dalla stessa rivestito e che era chiamata a svolgere nella gestione della indubbia vivacità del piccolo determinando ciò, dall’altra, la legittimazione dell’altra insegnante del resto della classe a intervenire nel contenimento dello stesso, entrambe – tuttavia – adottando dei metodi ben lontani da quelli che avrebbe richiesto la delicatezza e la particolarità del caso di specie. La condotta delle odierne imputate è, inoltre, abituale, essendo i comportamenti vessatori reiterati nel tempo.”




