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Mafia, procura impugna condanna di Friscia: “È il nuovo boss di Sciacca”

La Dda di Palermo impugna anche le assoluzioni dell’imprenditore Giuseppe Marciante e dei politici locali Vittorio Di Natale e Rosario Catanzaro

Pubblicato 2 ore fa

Nel primo grado di giudizio in tre erano stati assolti mentre un quarto imputato è stato condannato per mafia ma senza il riconoscimento dell’aggravante di aver diretto la locale famiglia. La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha impugnato la sentenza con cui sei mesi fa il giudice per l’udienza preliminare, Carmen Salustro, ha inflitto 10 anni e 6 mesi a Domenico Friscia, 62 anni, e assolto invece i politici locali Vittorio Di Natale, Rosario Catanzaro e l’imprenditore Giuseppe Marciante. L’atto di appello è firmato dai pm Claudio Camilleri, Francesca Dessì e Claudia Ticino. La prima udienza del processo di appello è stata fissata per il prossimo 10 giugno. La vicenda scaturisce dall’inchiesta sulla riorganizzazione di Cosa nostra a Sciacca e sui rapporti del clan con la politica e l’imprenditoria locale.

In primo grado il giudice – pur confermando l’appartenenza a Cosa nostra – ha escluso per Friscia il ruolo di capomafia. Per questo motivo i pm hanno impugnato la sentenza chiedendo alla Corte di appello di riconoscere l’aggravante dell’aver promosso e diretto la locale famiglia mafiosa di Sciacca.  Friscia (difeso dall’avvocato Teo Calderone) è stato assolto anche dal reato di voto di scambio. 

La vicenda interessava anche i politici locali Vittorio Di Natale (difeso dagli avvocati Antonino Reina e Antonino Tornambè), ex consigliere comunale, e Rosario Catanzaro, difeso dall’avvocato Carlo Venturella. Per l’accusa Friscia avrebbe incontrato Di Natale, un tempo in Forza Italia con cui provò ad entrare all’Ars, per poi candidarsi con la lista Onda al consiglio comunale. Ottenne 305 voti ma non fu eletto. A siglare l’accordo, sempre secondo l’accusa, fu Rosario Catanzaro. Sia Di Natale che Catanzaro sono stati assolti. Il pm aveva chiesto nei loro confronti condanne rispettivamente ad 8 anni e 6 anni e 8 mesi di reclusione. La Dda di Palermo ha impugnato anche l’assoluzione di Giuseppe Marciante, (difeso dagli avvocati Angelo Barone e Concetta Rubino), nipote di Domenico Friscia, titolare della Gsp Costruzioni, ritenuto la mente imprenditoriale della cosca. Marciante era accusato di associazione mafiosa. 

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