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Massoneria, quando l’ex pentito Tuzzolino parlava del boss Vetro: “È la mia assicurazione sulla vita”

Tuzzolino è stato il primo (e finora unico ex pentito) a parlare di Carmelo Vetro non soltanto come mafioso ma come massone avendo - a suo dire - introdotto lui stesso in questo ambiente

Pubblicato 2 ore fa

La storia dell’architetto agrigentino Giuseppe Tuzzolino, aspirante collaboratore poi bollato come “falso pentito”, è nota a tanti. Arrestato nel 2013 per una serie di brogli al comune di Palma di Montechiaro decide quasi immediatamente di iniziare un percorso di collaborazione con l’autorità giudiziaria. Viene ascoltato da (quasi) tutte le procure siciliane e parla di tutto: mafia, corruzione, appalti, droga, massoneria fino ad arrivare a Matteo Messina Denaro. L’impressione dei pm che in questi anni lo hanno interrogato su più fronti è sempre stata quella di un soggetto che, partendo (forse) da una piccola verità, riusciva a costruire castelli. Poi, evidentemente, rivelatisi di carta. Inaffidabile e inattendibile, il giudizio a lui riservato a tal punto da essere poi estromesso anche dal programma di protezione. 

L’ultima condanna definitiva l’ha rimediata non più tardi di quattro mesi fa per una calunnia nei confronti dell’ex segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso. Ancora prima ne aveva incassato un’altra a quattro anni di reclusione (sempre per calunnia) per aver accusato falsamente il suo ex legale, l’avvocato Salvatore Pennica, di custodire un archivio segreto con chissà quale scottante materiale. E, prima ancora, aveva accusato finanche il procuratore della Repubblica, Ignazio De Francisci, e prospettato progetti di attentati nei confronti dei magistrati Viola e Principato

Eppure, fatta la doverosa e necessaria premessa che definisce comunque il personaggio, ci sono alcune dichiarazioni di Tuzzolino risalenti ormai ad un decennio addietro che negli ultimi giorni stanno tornando clamorosamente attuali. La circostanza, in qualche modo e con le dovute precauzioni, si collega all’ultima inchiesta della procura di Palermo che ha portato all’arresto del boss favarese Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi, oltre che all’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti del manager Salvatore Iacolino. L’ipotesi degli inquirenti, oltre ai singoli episodi di corruzione, è che ci siano “relazioni pericolose” tra criminalità organizzata, politica, burocrazia e massoneria. Vetro, così come pubblicato questa mattina da Grandangolo, avrebbe sfruttato la sua appartenenza ad una loggia massonica per favorire un imprenditore.

Tuzzolino è stato il primo (e finora unico ex pentito) a parlare di Carmelo Vetro non soltanto come mafioso ma come massone avendo – a suo dire – introdotto lui stesso in questo ambiente. L’ex collaboratore di giustizia ne parla pubblicamente nell’aula bunker di Agrigento durante il processo alla cosiddetta “cricca di Lampedusa: “Sono stato iniziato nel 2006 prima nel Grande Oriente d’Italia poi Loggia Empedocle. La mia iniziazione è avvenuta a San Leone, in via Universo. Una massone viene messo “in sonno” quando mette a rischio la Loggia. E io sono stato “messo in sonno” nel 2012 perchè ho presentato il mafioso Carmelo Vetro, iniziato nella loggia massonica Oriente di Trapani. Quando Vetro fu arrestato a seguito dell’operazione antimafia ‘Nuova Cupola’, lui fu messo in sonno ed anche io.” In un verbale risalente al 14 febbraio 2015, invece, Tuzzolinò fece queste dichiarazioni al pm Salvatore Vella: “Carmelo è la mia garanzia in assoluto in tutto. Carmelo è la mia… Carmelo per me era la… l’assicurazione sulla vita. Su tutto. La mia assicurazione personale, la mia polizza sulla vita”. In un altro verbale reso all’autorità giudiziaria, e depositato dieci anni fa nel corso del processo all’allora ex governatore Raffaele Lombardo, Tuzzolino parlò ancora di massoneria e di Carmelo Vetro: “Le famiglie mafiose si fidavano di me perché io avevo una stabilità economica che mi poneva a riparo da tentazioni e perché ero massone e perché ero vicino a Carmelo Vetro, il cui padre era vicino a Giovanni Brusca, partecipe anch’egli dell’Oriente di Trapani. Alla fine, però, io mi appropriai di somme che non mi appartenevano e che, invece, erano della mafia e della massoneria. Giuseppe Vetro (padre di Carmelo, morto mentre scontava la condanna all’ergastolo) era un mafioso importante che ci consentiva l’accesso alle famiglie mafiose con cui la massoneria aveva interesse ad entrare in contatto”. 

Più di recente, invece, a parlare di Tuzzolino (che a sua volta parla di Vetro e di massoneria) è stato l’ex procuratore aggiunto Teresa Principato nel suo libro “Siciliana” uscito due anni fa. Uno dei capitoli del libro si intitola “Tuzzolino e la superloggia”. “Il 4 marzo 2015 cominciò il mio rapporto con un collaboratore di giustizia – scrive il pm Principato – l’architetto Giuseppe Tuzzolino, che aveva iniziato a parlare con i giudici della procura di Agrigento [..] Proprio in quel periodo seppi dell’esistenza di un altro collaboratore di giustizia che da diversi mesi stava parlando con la Dda di Roma. Si trattava del medico cardiologo calabrese Marcello Fondacaro [..] confermò alcune rivelazioni di Tuzzolino: la superloggia massonica fondata da Messina Denaro era una derivazione della loggia P2 ed era denominata La Sicilia. Ma perché Tuzzolino era stato iscritto alla superloggìa? Innanzitutto, per facilitare, per conto del suocero Calogero Baldo, le operazioni burocratiche necessarie alla costruzione del nuovo tribunale di Marsala, commessa per la quale Baldo, che aveva ottenuto la direzione dei lavori, incassò circa 13 milioni di euro. Per quel lavoro Tuzzolino venne introdotto nella superloggia tramite Baldo in persona (di cui si definiva il galoppino), ma a Trapani volevano garanzie sul suo conto che provenissero non dal mondo politico, ma direttamente da Cosa nostra. Fu a quel punto che intervenne Carmelo Vetro, figlio del boss deceduto Giuseppe, il quale garantì per Tuzzolino. Ed è significativo che ancora nel 2009 la superloggia chiedesse la garanzia di un mafioso per l’espletamento di questi lavori. Tuzzolino spiegò che Vetro era fa sua garanzia su tutto, la sua garanzia sulla vita.”

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