Agrigento

Maxi inchiesta antidroga tra Agrigento, Aragona e Canicattì: chiesti 28 arresti 

Alcuni dei 28 indagati sono già stati raggiunti da misura nel corso delle indagini, altri invece compariranno davanti il gip per l’interrogatorio preventivo

Pubblicato 1 ora fa

La denuncia di una madre esasperata – stanca dei soprusi, degli insulti e delle continue richieste di denaro del figlio con problemi di tossicodipendenza – fa scattare una maxi inchiesta antidroga che coinvolge diversi territori della provincia: dalla Città dei templi ad Aragona passando anche per Canicattì, Santa Elisabetta e Favara. Le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno cristallizzato – tra gennaio e maggio 2025 – centinaia di cessioni di stupefacenti tra cocaina, eroina e crack finite direttamente nelle mani dei consumatori. La Procura di Agrigento, con un provvedimento depositato nel febbraio scorso a firma del procuratore Giovanni Di Leo e del sostituto Elettra Consoli, ha chiesto l’arresto di 28 indagati. Alcuni di loro (una decina ndr) sono già stati raggiunti da misura cautelare (alcuni in flagranza ndr) nel corso delle indagini a riscontro dell’attività investigativa. Le loro posizioni sono state riunite sotto questo unico procedimento. Altri ancora, invece, compariranno il prossimo 6 luglio davanti il gip Michele Dubini per gli interrogatori preventivi. Sarà il giudice, una volta sentiti gli indagati, a decidere se accogliere o meno la richiesta dei pm. 

GLI INDAGATI 

Wissem Horri, 29 anni, tunisino residente ad Agrigento; Lazhar Bahri, 31 anni, tunisino residente ad Agrigento; Ebrima Dampha, 26 anni, gambiano residente a Naro; Giovanni Avvenanti, 27 anni, di Canicattì; Daniel Barrale, 30 anni, di Agrigento; Rached Bouaicha, 40 anni, tunisino residente a Canicattì; Claudio Catania, 42 anni, di Agrigento; Salvatore Cipolla, 46 anni, di Aragona; Salvatore Cipolla, 62 anni, di Aragona; Eleonora Cirasa, 30 anni, di Agrigento; Vincenzo Matteo Chiarelli, 27 anni, di Aragona; Giuseppe Dionisio, 39 anni, di Agrigento; Vincenzo Di Giacomo, 58 anni, di Aragona; Giuseppe Ferrera, 48 anni, di Canicattì; Giuseppe Fiorello, 48 anni, di Aragona; Salvatore Fragapane, 25 anni, di Santa Elisabetta; Antonio Guarneri, 46 anni, di Canicattì; Ivan Iacono, 38 anni, di Santa Elisabetta; Liliana Lo Manto, 57 anni, di Canicattì; Vincenzo Messina, 40 anni, di Canicattì; Gioacchino Passalacqua, 44 anni, di Racalmuto; Pasquale Pisani, 58 anni, di Aragona; Giovanni Rizzo, 55 anni, di Aragona; Eglantin Sako, 33 anni, albanese; Jeridjon Sako, 35 anni, albanese; Carmelo Seminerio, 50 anni, di Aragona; Ahmed Hamsi, 26 anni, tunisino residente ad Agrigento. 

LE INDAGINI 

Le indagini, come detto, nascono dalla denuncia della madre di una persona con problemi di tossicodipendenza. Le continue richieste di denaro e le minacce hanno spaventato il genitore, impensierito dal fatto che il figlio potesse fare sciocchezze per reperire i soldi della droga. Cosa che, in effetti, è avvenuta. La vicenda, infatti, è strettamente legata all’arresto di tre agrigentini avvenuto nelle scorse settimane. I tre indagati avevano preso di mira un anziano che, dietro minaccia, era stato costretto a consegnare ripetutamente denaro utilizzato poi per comprare lo stupefacente. Il continuo bisogno di soldi ha innescato una spirale di reati commessi dagli indagati e culminati anche con il furto di generi alimentari dai supermercati che poi venivano “barattati” con le dosi di droga. Proprio da questi fatti viene avviata l’attività investigativa dei carabinieri che, grazie a pedinamenti, intercettazioni e telecamere, ricostruiscono i movimenti di uno degli indagati. Movimenti che lo hanno portato a rifornirsi di droga in diversi comuni della provincia. Ed è proprio seguendo gli spostamenti che gli investigatori sono riusciti a ricostruire un traffico di stupefacenti nell’Agrigentino: dal centro della Città dei templi, dove il business era in mano ad alcuni immigrati, passando anche per Aragona, Canicattì e Santa Elisabetta. Centinaia le cessioni di cocaina, crack ed eroine documentate. La droga, acquistata anche fuori tra Palermo e Catania, veniva poi venduta al dettaglio ai singoli acquirenti. 

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