Ricostruita la faida Favara-Liegi: la guerra tra due gruppi di fuoco armati fino ai denti

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Ricostruita la faida Favara-Liegi: la guerra tra due gruppi di fuoco armati fino ai denti

di Redazione
Pubblicato il Set 16, 2020
Ricostruita la faida Favara-Liegi: la guerra tra due gruppi di fuoco armati fino ai denti

Con l’operazione Mosaico, eseguita all’alba di ieri dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento insieme ai colleghi della polizia federale belga, si chiude il cerchio su uno dei due gruppi di fuoco che dal 2015 ha dato vita a quella che è riconosciuta come la faida Favara-Liegi lasciando dietro di sé una scia di sangue fatta di cinque omicidi, due tentati omicidi e altri due attentati mai denunciati all’autorità giudiziaria. Ad arricchire il già colmo quadro giudiziario ci sono anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia – il pentito di mafia Giuseppe Quaranta e il trafficante di droga Santiago. Parallelamente un’attività incessante di pedinamenti, intercettazioni, sequestri e monitoraggio da parte delle forze dell’ordine che hanno così potuto ricostruire cinque anni di guerra tra clan. 

Otto gli arresti eseguiti (quasi) tutti appartenenti al clan Bellavia, protagonista e antagonista al clan capeggiato da Maurizio Di Stefano: si tratta di Calogero Bellavia, 31 anni; Antonio Bellavia, 48 anni; Calogero Ferraro, 42 anni; Carmelo Nicotra, 38 anni; Gerlando Russotto, 31 anni; Carmelo Vardaro, 44 anni; Vincenzo Vitello, 65 anni, Michelangelo Bellavia, 32 anni. Quest’ultimo, che non compare nelle richieste di cattura, è stato arrestato in seguito ad una perquisizione in cui è stato trovato in possesso di ben tre pistole e un silenziatore. Rigettata, infine, la richiesta di arresto nei confronti di Calogero Gastoni, cognato di Nicotra, che per gli inquirenti altro non sarebbe che l’esecutore materiale dell’ultimo omicidio della faida, quello di Emanuele Ferraro, ripreso peraltro dalle telecamere di sorveglianza in via Diaz l’8 marzo 2018. Il gip non ha ritenuto che la prova fosse unica nonostante anche lo stub, gli esami condotti per vedere se qualcuno ha sparato, hanno dato esito positivo sul profilo di Gastoni che adesso è indagato a piede libero. 

L’ordinanza, firmata dal gip Guglielmo Nicastro, riguarda (oltre reati di armi e droga) soprattutto il duplice tentato omicidio avvenuto il 23 maggio 2017 nei confronti di Calogero Nicotra in via Torino, a Favara. Inizialmente si pensava che la vittima designata fosse l’ex panettiere ma le indagini hanno svelato che il vero obiettivo dei sicari (tutti arrestati ieri) fosse ancora una volta Maurizio Di Stefano, già scampato ad un altro attentato il 14 settembre 2016 in Belgio. Sulla scena dell’attentato contro Nicotra furono rinvenute tracce di sangue dello stesso Di Stefano che evidentemente fu ferito ma riuscì ancora una volta a sopravvivere. La scena peraltro è stata immortalato da alcune telecamere che insistono sulla zona. 

Il motivo della faida, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe riconducibile all’omicidio di Carmelo Bellavia, padre di Calogero, avvenuto nel 2015 a Favara. Da lì in poi una continua risposta di fuoco da entrambe le fazioni: il 14 settembre 2016 la risposta del clan Bellavia che uccide Mario Jakelich e ferisce con cinque colpi di arma da fuoco in un agguato Maurizio di Stefano. Il 26 ottobre un altro omicidio: Carmelo Ciffa, considerato uno dei killer del gruppo Di Stefano, viene ucciso in pieno giorno davanti al supermercato Paghi Poco di Favara. Il 3 maggio si spara nuovamente e questa volta in Belgio dove viene ucciso un ristoratore favarese – Rino Sorce – titolare di una pizzeria frequentata da DiStefano. Poi ancora una volta il duplice tentato omicidio di Nicotra, considerato uno dei guardaspalle di DiStefano, e dello stesso Maurizio Di Stefano, che ancora una volta scampa all’attentato. Infine l’8 marzo 2018 arriva la risposta del gruppo Di Stefano al clan Bellavia. Secondo quanto ricostruito dalle indagini Gastoni, cognato di Nicotra, a bordo di una Y10 attende l’uscita di casa di Emanuele Ferraro, uno degli esponenti di peso del clan contrapposto, e gli spara. La scena viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza fatte montare dalla vittima che evidentemente aveva da temere. Inoltre altri testimoni hanno riferito su quei momenti. 

Con l’operazione Mosaico, dunque, si è fatta luce su motivi, personaggi e dinamiche fermando gli esponenti di uno dei due clan – quello Bellavia. Ma le indagini proseguono e adesso gli inquirenti scoprono tutte le carte. Il messaggio è chiaro: “noi sappiamo tutto.”


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